Il passaggio della campana

Il primo luglio, al Parco dei Principi, si è svolto il tradizionale “passaggio della campana”, quest’anno tra Arnaldo Morace Pinelli e Mauro Covino. Una vera festa, alla quale, con entusiasmo e gioia, hanno partecipato quasi tutti i soci, in compagnia delle loro gentili consorti. Erano presenti anche il nostro Assistente del Governatore, l’Arch. Patrizia Cardone, con il marito Giovanni Di Lullo, il P.D.G. Roberto Scambelluri. Ospiti del club, Paolo Bianchi e Giulia Vespa, rispettivamente presidente ed incoming del nostro Rotaract. A metà serata è sopraggiunta anche Martina Covino, che per nulla al mondo avrebbe voluto perdere il passaggio del collare al suo papà, rendendolo veramente felice.

Dopo la sua relazione finale - di cui qui di seguito riproduciamo il testo integrale, corredato di qualche ulteriore immagine - nel corso della  conviviale il presidente ha donato a tutti i soci una pubblicazione intitolata “Un anno di Rotary”, dallo stesso curata avvalendosi dell’impagabile apporto di Umberto Moruzzi, che illustra l’attività dell’anno rotariano e bene testimonia l’amicizia che ci lega. L’originale copertina, ideata da Umberto, riproduce la targa del nostro club affissa all’ingresso del Parco dei Principi.
Con una certa autoironia, il volumetto si conclude con una foto del presidente innanzi al sarcofago di Selene ed Endimione, che simboleggia, con non celato sarcasmo, la “chiusura” dell’anno rotariano e l’apertura di un nuovo capitolo.

E’ seguito il conferimento delle “Paul Harris”.

Esse sono state  assegnate, tra gli applausi, ad Umberto Moruzzi, a Mauro De Santis e a Gaia Montesoro.

In particolare, l’attribuzione della più alta onorificenza rotariana a quest’ultima riconosce, ufficialmente, il prezioso contributo che molte mogli dei soci apportano alla vita del club.


Il presidente ha poi consegnate due targhe ricordo all’Assistente del Governatore, Patrizia Cardone, e al P.D.G. Roberto Scambelluri, per esprimere loro la gratitudine del club per il costante supporto prestato alle sue iniziative.

Infine una coppia d’orecchini è stata donata alla nostra brava Elena.

A questo punto i membri del consiglio direttivo, rompendo il cerimoniale, hanno circondato il presidente e Gianluca Fonsi ha pronunciato commoventi parole al suo indirizzo, lodandone l’impegno ed i risultati conseguiti.

Il segretario Daniele Fabi ha, quindi, appuntato sul bavero della giacca del presidente, alquanto commosso, la Paul Harris di cui il Consiglio direttivo ha inteso omaggiarlo.

Alla Signora Paola è stato donato un meraviglioso mazzo di fiori.

E’ seguito il passaggio del collare. Il presidente ha chiamato Mauro, si è tolto il collare e, dicendogli forte “Onoralo”, glielo ha messo al collo, appuntandogli anche il suo distintivo.

Dopo le brevi parole di ringraziamento di Mauro, contenenti anche un importante invito a perseguire il valore della tolleranza, il nuovo presidente ed il past president hanno concluso la bellissima serata tra gli applausi di tutti, suonando insieme la campana.


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La relazione finale del presidente, Arnaldo Morace Pinelli


Nel prendere la parola devo innanzitutto scusarmi con il mio amico Marco Degli Abbati, che ho sempre bonariamente canzonato per essere stato troppo prolisso, anni fa, nel medesimo frangente.
Anche io non sarò breve. Effettivamente il presidente, alla conclusione del suo anno, ha qualcosa da dire, frutto dell’esperienza che ha maturato, e mi pare opportuno la dica, offrendo l’estremo contributo nell’interesse del club.
La mia relazione può suddividersi in tre parti. La prima rigorosamente obiettiva, in cui illustrerò, in estrema sintesi, ciò che abbiamo realizzato; la seconda assolutamente soggettiva (e dunque opinabile), in cui desidero condividere con voi talune idee che ho elaborato nel corso dell’anno; infine, una parte che reputo doverosa, in cui esprimo i miei ringraziamenti. Procedo, dunque, secondo questo schema.  


I


L’anno rotariano 2014/2015 è stato incentrato sul rilancio dell’idea del Mediterraneo, che ha ispirato la costituzione del nostro club, imprimendogli la peculiare identità. La cultura germogliata nella Grecia antica e nella Roma imperiale, Caput Mundi, ha impresso radici comuni alle odierne Nazioni dell’area del Mediterraneo, che costituisce dunque, storicamente,  un luogo privilegiato d’incontro sociale, economico, culturale e religioso, propedeutico alla realizzazione della pace tra i popoli vagheggiata da Paul Harris. Quest’idea cardine ha consentito di superare il principio di territorialità ed, eccezionalmente, di attribuire ad un singolo club, quale sfera di competenza della sua azione, l’intero bacino del Mediterraneo.  E pertanto, nell’art. 1 del nostro Regolamento, tra gli scopi del club, è indicato anche quello “di incidere sulle realtà socio-economiche-culturali dell’intera area del Mediterraneo, conformemente al nome” in cui esso “si riconosce”.
Un’idea entusiasmante quanto ambiziosa, che abbiamo cercato di attuare innanzitutto attraverso i progetti dell’anno rotariano.
In tale prospettiva è stato concepito il progetto su Lampedusa, luogo simbolo del Mediterraneo e, oggi, vera e propria porta d’Europa, con il coinvolgimento della Guardia di Finanza, dell’Ordine di Malta, dell’intera comunità, civile e militare, dell’isola. Attraverso il nostro progetto il Rotary è sbarcato sull’isola, ove non era in alcun  modo rappresentato, apportando la sua goccia di solidarietà ed un concreto segno di fratellanza tra i popoli. Il progetto è stato apprezzato anche dal Distretto 2080, che lo ha sovvenzionato, pubblicizzato sulla stampa rotariana [Voce del Rotary (n. 106/febbraio-marzo 2015); Rotary (n. 2/marzo 2015)] ed ufficialmente encomiato. Il nostro pulmino, recante le insegne del club, oltre a svolgere quotidianamente la sua funzione di solidarietà, viene inquadrato costantemente nei servizi televisivi sul fenomeno migratorio provenienti da Lampedusa, con la massima visibilità per il Rotary stesso.
Alle medesime idealità si è ispirato il nostro progetto sul territorio, avente ad oggetto il restauro del sarcofago romano custodito nel Museo Nazionale delle Terme di Diocleziano, raffigurante il mito di Selene ed Endimione, uno dei più antichi e diffusi dell’area del Mediterraneo. In un momento storico in cui, in talune parti del mondo, le vestigia del passato vengono intenzionalmente distrutte e nel nostro Paese difettano i fondi per mantenere aperti i siti archeologici e musei di capitale importanza, il nostro progetto, realizzato anche in questo caso in collaborazione con una primaria istituzione pubblica, ha assunto una valenza culturale e civile profonda. Il sarcofago, grazie al nostro intervento, è stato collocato in uno degli spazi più importanti del Museo Nazionale delle Terme (l’Aula X) e restituito alla pubblica fruizione.
L’idea del Mediterraneo, più in generale, ha costituito il sottile filo rosso che ha legato gli eventi più significativi dell’anno rotariano. Essa ha ispirato l’incontro con il Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma, il Prof. Riccardo Di Segni, e determinato la scelta dei luoghi che abbiamo visitato (su Ischia venne fondata la prima colonia greca in Italia, Pitechusa; Villa Adriana è stata concepita quale sintesi dei luoghi e delle culture del Mediterraneo, essendo stati in essa riprodotti i monumenti che maggiormente avevano suggestionato Adriano nel suo incessante peregrinare attraverso le Province dell’Impero) e dei temi di talune tra le conferenze di maggiore respiro (l’immigrazione clandestina, San Francesco).
Soprattutto quest’idea ha mosso la nostra visita a Papa Francesco, giacché, indipendentemente dalle personali convinzioni religiose, il cristianesimo costituisce uno dei formanti della cultura occidentale e il portato più duraturo ed ancora attuale della Roma imperiale. Sentire risuonare il nome del nostro club in Piazza San Pietro, in un contesto universale, tra le rappresentanze dei pellegrini provenienti da ogni parte dell’Orbe, ha costituito uno dei momenti più emozionanti dell’anno rotariano e, a mio avviso, uno dei più significativi della storia del nostro club.
All’idea del Mediterraneo ci siamo riallacciati anche ricordando, in occasioni particolarmente incisive, coloro che la promossero e la condivisero, nella consapevolezza che le nobili idealità del passato, su cui il nostro club è germogliato, costituiscono il migliore viatico per il nostro futuro.
Mi piace, infine, ricordare che nel corso di quest’anno è stato rifondato il nostro sito istituzionale, che possiamo dire con orgoglio essere allo stato uno dei migliori e più aggiornati del Distretto, divenuto un effettivo strumento d’informazione per i soci e d’immagine per il club. Inoltre è stato approvato il nuovo Regolamento del club, che entrerà in vigore dal 1° luglio 2015 ed introduce significative modifiche nell’assetto organizzativo della nostra istituzione. Abbiamo instaurato relazioni privilegiate con due club storici del Distretto, l’Appia Antica ed il Roma Nord, due nuovi soci sono entrati nel club ed ulteriore impulso hanno avuto i rapporti con il nostro Rotaract, brillantemente guidato da Paolo Bianchi.
Last but not least, i conti sono in ordine. Quanto è entrato è uscito e al nuovo presidente verrà consegnato intatto il tesoretto rinvenuto all’inizio dell’anno rotariano. Con una punta d’orgoglio rilevo che, a consuntivo, la posta “Progetti” si è notevolmente incrementata.


II


Vengo alle mie personalissime considerazioni, che ho maturato nel corso dell’anno di presidenza, che mi pare utile condividere con voi e riassumo in sei punti.
1.- La responsabilità del presidente
Al passaggio della campana, ricordo che indossai il Collare del club e con il mio consueto disincanto, che mi deriva dalle origini meridionali e dalle mie tradizioni familiari, mi limitai a ringraziare, dicendo che non intendevo in alcun modo rubare la scena a Nicola, che quella sera festeggiavamo, rinviando alla mia programmatica.
Mi sono quindi tolto il collare e l’ho tenuto in mano. In quel momento ho percepito una sensazione potente. Con le dita ho scorso i nomi di tutti coloro che mi avevano preceduto e nel cui solco mi collocavo (Giuseppe Murè, Giuseppe Spadea, Duilio Massa, Gianluca Fonsi, Domenico Damiani, Lauretta Testa, Mario Marcellini, Gianluca Trequattrini, Orazio Ciarlo, Gianluca Vanin, Marco Degli Abbati, Paolo Assumma, Nicola Roselli) e ho capito che quel Collare, un oggetto importante, lo dovevo onorare. In altri termini mi è stata improvvisamente chiara la responsabilità del presidente: la mia azione doveva tenere alto il nome del Rotary Club Roma Mediterraneo, come avevano fatto coloro che mi avevano preceduto. Ora, come allora, un brivido mi pervade.
2.- Il senso dell’azione
All’inizio, ricordo, mi pareva di fare tutto da solo e cercavo un senso alla mia azione, che non riuscivo a rinvenire. Perché tanto sforzo, mettere in gioco le mie relazioni, sacrificare il tempo? Gianluca Fonsi mi disse di avere pazienza e – come sempre - aveva ragione. Un po’ per volta, tutto il club ha iniziato a ideare, promuovere, condividere, partecipare attivamente. Ho, dunque, trovato il senso della mia azione nell’amicizia verso i soci del club, ossia nella gioia di fare Rotary insieme agli amici. Un valore alto che giustificava il mio impegno e m’appagava.
Ed in effetti, il presidente si avvilisce e si sente perduto soltanto in un caso: quando ha la sensazione che gli amici non lo seguono negli eventi in cui crede. Ma questa orribile percezione per me è durata sempre pochissimo, lo spazio di qualche ora, perché poi il sostegno, nell’alternarsi dei contributi, è sempre sopravvenuto, talvolta in forme imprevedibili.
Pressoché tutti i soci, ciascuno a modo suo, mi hanno aiutato e mi sono stati vicini con affetto in quest’anno rotariano, alleggerendo significativamente il mio impegno.
Non dimenticherò mai, ad esempio, l’inaspettata telefonata di Ernesto, presidente della commissione R.F., con cui mi veniva proposta l’organizzazione di una serata di degustazione di vini, insieme a Vincenzo, Luigi e Lauretta, per la raccolta di fondi in favore della nostra fondazione internazionale, uno degli eventi di maggiore successo dell’anno rotariano.
Quella sera, come in molte altre occasioni (la serata degli Auguri ed i tornei di burraco, la cena con delitto, la gita a Villa Adriana), sono stato letteralmente ospite del club, giacché tutto era stato premurosamente e mirabilmente organizzato da taluni dei soci, con affetto ed entusiasmo,  e mi sono limitato a godermi la serata nella massima serenità.
Non ho, invece, trovato un valido stimolo a coltivare i rapporti con il Distretto. Questo è stato certamente un mio limite e Mauro, sono sicuro, saprà fare di meglio.
3.- La fortuna del presidente
Sono stato un presidente fortunato. La buona stella del Rotary non mi ha mai abbandonato e tutto è andato sempre per il verso migliore, nonostante il cattivo auspicio, alla mia programmatica, della caduta delle bandiere sul tavolo della presidenza.
Il tempo ci ha sempre assistiti. La gita ad Ischia, programmata per ottobre inoltrato, è stata baciata dal sole, come la visita al Santo Padre e la gita a Villa Adriana. A Lampedusa siamo arrivati sani e salvi, nonostante i più infausti presagi di quei giorni (qualcuno temeva addirittura per la nostra incolumità fisica), riuscendo a fare sbarcare sull’estremo lembo d’Italia il pulmino donato dal club e, soprattutto, portando a compimento, con la nostra presenza, il progetto centrale dell’anno rotariano.
Fino all’ultimo in forse, per gli ostacoli frapposti dalla burocrazia e la patologica carenza di fondi dei Musei italiani, siamo risusciti a far collocare il sarcofago di Selene ed Endimione, di cui abbiamo finanziato il restauro, nella sala più prestigiosa e suggestiva del Museo delle Terme di Diocleziano.
4.- Il Rotary non è in crisi
Nel corso della presidenza ho maturato una convinzione. Sento dire da anni che il Rotary è in crisi. Non è assolutamente vero, il Rotary non è affatto in crisi. Il brand del Rotary è prestigiosissimo e vola alto. Dovunque mi sono rivolto (Guardia di Finanza, Ordine di Malta, Museo dei Beni culturali, Soprintendenze, Vaticano), spendendo il nome del Rotary, ho trovato le porte spalancate.
Lampedusa, da tale punto di vista, è emblematica. Sono state le insegne del Rotary, affisse sul nostro pulmino, ad attraversare l’Italia e su Lampedusa è sbarcato il Rotary, non Arnaldo Morace Pinelli, Davide Avola, Daniele Fabi od Umberto Moruzzi. Quando, all’uscita dalla Messa domenicale di Mezzogiorno, il Parroco di Lampedusa annunciava alla Comunità, civile e militare dell’isola, il nostro arrivo, illustrando il nostro gesto, parlava sempre e soltanto del Rotary, con altissima considerazione. E nella memoria dei lampedusani, dei medici ed infermieri volontari del Cisom, delle autorità civili, religiose e militari dell’isola si è inciso il ricordo che il Rotary, in quel tragico febbraio, è sceso sull’isola apportando la sua goccia di solidarietà, per condividere un’idea di pace e fratellanza tra i popoli.
Non è facile descrivere l’entusiasmo di cui eravamo carichi in quei giorni io, Davide, Daniele ed Umberto. Posso dire soltanto che, personalmente, ho capito che fare Rotary, nel 2015, ha senso.
Allora, penso, se il Rotary non è in crisi, forse in crisi siamo noi rotariani, che non riusciamo più ad entusiasmarci, a metterci in gioco a trecentosessanta gradi dando il meglio di noi stessi, a fare veramente Rotary, attribuendo all’azione rotariana uno spazio importante nella nostra vita.
5.- L’obiettivo valore del nostro club
E’ per una combinazione di sentimento e razionalità, come ho spiegato nella mia relazione programmatica, che mi sono mosso alla Presidenza del club.
Al termine del mio anno esco rafforzato nella convinzione che il nostro è un club eccezionale, per il valore professionale e, soprattutto, umano dei soci. Siamo stati veramente bene insieme, vivendo un’amicizia profonda, coinvolgendo nella vita del club anche le persone a noi più care.
Il club è estremamente unito ed è palpabile lo sforzo di tutti per conseguire, in concreto, il bene comune. Lo abbiamo potuto toccare con mano nel corso dell’assemblea che ha approvato il nuovo regolamento e nell’instancabile lavorio che l’ha preceduta. Vi erano, su molti punti, opinioni diverse, ma tutti hanno avuto l’onestà intellettuale di partecipare al dibattito senza pregiudizi, apportando il proprio prezioso contributo e talvolta modificando le iniziali posizioni, consentendo il formarsi di una volontà condivisa, nel superiore interesse del club. Quella sera sono stato veramente orgoglioso di essere il presidente di questo club.
Considero quell’assemblea uno dei momenti più alti dell’anno rotariano ed il segno tangibile della nostra unità e compattezza. E’ vero, la storia del nostro club pone in luce l’esistenza di “anime” diverse, ma – come ho sempre potuto verificare nel corso di quest’anno – questa diversità non costituisce un limite ma un valore aggiunto, in quanto, bene indirizzata, stimola ed arricchisce il dibattito e, dunque, la crescita della nostra istituzione.
6.- La stanchezza del presidente
Da metà aprile la stanchezza in me si è manifestata sempre più intensamente. La presidenza costituisce un impegno gravoso.
Ho sentito tante volte dire che è un peccato che l’anno di presidenza, alfine, si concluda, perché proprio in quel momento il presidente ha finalmente appreso tutto ciò che è necessario apprendere ed è pronto ad offrire il meglio nell’interesse del club.
Dissento profondamente da questa opinione ed anzi a me sembra l’esatto contrario. In un anno la spinta innovativa del presidente fisiologicamente si esaurisce, le sue idee, nella migliore delle ipotesi, si sono tradotte in progetti, quello che c’era da dire è stato detto,  ed è quanto mai opportuno lasciare spazio a persone cariche di entusiasmo e nuovi propositi.
La rotazione negli incarichi è saggia e devo dire che, in tale prospettiva, il nostro club è molto fortunato: Mauro e Luigi, alla partenza, manifestano un entusiasmo che io non avevo e faranno certamente meglio di me.


III


Ed ora i ringraziamenti, che non incontrano limiti materiali e costituiscono, idealmente, le mie Paul Harris. A questo punto, però, il presidente legge.

Grazie, dunque, a coloro che hanno reso leggero il mio cammino lungo quest’anno rotariano, conferendomi autorevolezza e contribuendo in modo decisivo al successo delle iniziative che, insieme, abbiamo programmato e realizzato.

Il primo ringraziamento è, ovviamente, per i membri del mio consiglio direttivo ed, in particolare, per il mio fraterno amico d’infanzia Gianluca Fonsi. Caro Gianluca, tra i tanti doni che mi hai elargito, vi è anche quello di avermi fatto entrare nel Rotary Club Roma Mediterraneo. A te devo gli amici preziosi che qui ho trovato e la gioia di fare Rotary. In quest’anno, pure non facile, mai hai mancato di starmi vicino. Mi sono sempre sentito protetto dalla tua ombra e hai reso sicuro il mio passo. La tua saggezza, il tuo equilibrio, la tua cultura rotariana sono stati per me essenziali. Grazie Gia.

Grazie, veramente dal profondo del cuore, a Francesco Caristo, il miglior prefetto che un presidente possa auspicare accanto a sé. Nel costante servizio a favore del club ha profuso un entusiasmo impagabile e, con personalissimo stile, ha rivivificato un ruolo, elevandolo alle più nobili altezze. Sempre tutto è stato organizzato con una certosina cura dei dettagli, con eleganza, discrezione, signorilità. Ci sono persone che non sanno dire di “no”. Francesco va oltre: per spirito d’amicizia conosce solo la parola “si”. Senza di te, caro Francesco, il mio anno non sarebbe stato così leggero.

Michele e Marco li ringrazio insieme, perché la loro amicizia li ha resi inseparabili. Oltre che prestando maniacale attenzione ai conti, consapevoli del fatto che quando si amministrano i denari degli amici l’attenzione ed il rigore devono essere massimi, mi sono stati vicini in ogni momento, decretando il successo degli eventi benefici più significativi, di cui sono stati instancabili promotori insieme a Gaia e Patrizia.

Soprattutto, caro Michele, caro Marco, insieme abbiamo condiviso gioie e dolori, impegno e divertimento. La vostra amicizia – voglio dire - ha dato forza alla mia azione.

Con Daniele, Davide ed Umberto ho vissuto l’esperienza più bella di quest’anno rotariano, ossia la discesa a Lampedusa. Quando tutto era avverso, loro non hanno vacillato e hanno condotto il presidente e – con lui - il Rotary Club Roma Mediterraneo alla porta d’Europa, consentendo la realizzazione dell’ultimo lembo, assai significativo, del nostro centrale progetto. Non lo dimenticherò mai. Quando penso al vostro gesto, carissimi amici, fatico a trattenere le lacrime. Grazie.

La generosità di Franco Bonavita, il suo equilibrio, la sua intelligente concretezza colpiscono nel profondo. Caro Franco, mi sei stato vicino in ogni momento, anche quando non potevi esserci, e mi hai onorato conducendo Claudia, Massimiliano e Lucilla, insieme ai tuoi amici migliori, a tutti gli eventi più significativi dell’anno rotariano. Non vi è manifestazione d’affetto più grande. Grazie di cuore.
Un ringraziamento particolare lo devo a Paolo Assumma. Con la sua consueta discrezione e signorilità mi ha sempre consigliato nei momenti più delicati, facendomi sentire il suo sostegno. La tua esperienza, caro Paolo, la tua costante presenza, il tuo affetto sono stati per me preziosissimi.
Nicola è stato un past president ideale. Con gentilezza e garbo mi ha comunicato le sue conoscenze, attivandosi generosamente ad ogni mia richiesta. Grazie.

Anche a Mauro Covino sono sinceramente grato, per avermi costantemente stimolato a dare il meglio di me stesso.  
E grazie, ovviamente, a Mario Marcellini per quello che ha voluto dare anche in quest’anno rotariano. Molti ricorderanno la sua brillante relazione sulla fine della vita umana. Per me è stato prezioso soprattutto il suo invito a ritrovare nelle radici ideali del club il miglior stimolo per il futuro.

Come dire grazie ad Umberto Moruzzi? Al suo instancabile, generoso impegno il club deve, innanzitutto, la realizzazione e l’aggiornamento del nostro sito, la cui qualità è sotto gli occhi di tutti. Ha testimoniato, con le sue foto, ogni evento e sempre è accorso in mio aiuto, assecondando, con pazienza, il mio pessimo carattere. In sintesi, ha posto la sua elevata professionalità a diposizione del club, rivestendo un ruolo determinante in tutto quello che quest’anno abbiamo realizzato. Grazie Umberto.
Di fronte alla generosità di Davide, profusa in silenzio, non ci sono parole. Mi è sempre stato vicino giungendo, per affetto nei miei confronti, a farsi impartire una solenne benedizione. Ogni volta che l’ho chiamato è accorso. Lo associo ai momenti più belli: Ischia, Lampedusa. Caro Davide, sei un grande amico e t’ammiro profondamente.
Non è facile trovare le parole per ringraziare Mauro De Santis. La sua acuta riflessione ha stimolato tante serate, la sua amicizia le ha riscaldate. Anche lui, con grande discrezione, mi è stato costantemente vicino, contribuendo in maniera decisiva alla realizzazione degli eventi più importanti. Se mai avessi avuto bisogno di una prova del tuo speciale affetto, caro Mauro, me l’hai fornita conducendo con te Pierina nella visita di Villa Adriana.

Ringrazio Lauretta, sempre cara, decisiva per la vita del club, per me amica sincera e prodiga di consigli, ed Orazio Ciarlo, la cui elevata professionalità ha consentito di superare tanti passaggi delicati di quest’anno rotariano. Caro Orazio, ho sinceramente apprezzato il tuo attestato di stima dopo Lampedusa e la tua capacità di cercare sempre, concretamente, il bene del club.

Duilio ed Ingrid restano per me tra le persone più care. I miei primi ricordi di Rotary li associo alle loro figure, alla calda accoglienza  che mi hanno subito riservato quando ho iniziato a frequentare le austere stanze di Palazzo Barberini. Ed è stato Duilio, nelle baie di Sant’Angelo e di Procida, a narrarmi la storia del club e la genesi dell’idea del Mediterraneo.

Grazie ad Ernesto, Luigi e Vincenzo. Con la vostra presenza ed il vostro impegno avete contribuito in modo decisivo al successo degli eventi più significativi di quest’anno rotariano. Memorabile la serata di raccolta fondi per la Rotary Foundation, che avete ideato e portato avanti insieme a Lauretta. Oltre a dimostrare di cosa è capace il club, quando decide veramente d’attivarsi, a memoria non rammento una conviviale in cui tutti sono stati così bene.

Un grazie sincero a Marina Baldi. Mi ha sempre detto di sì. E’ venuta ad Ischia, è stata brillante relatrice nella serata dedicata alla fecondazione assistita, ha organizzato eventi benefici. Tutti nel club ti vogliono bene, cara Marina, ed è noto che “amor con amor si paga”. Insieme a te ringrazio anche Daniela e Angela Zifarone: entrambe hanno dimostrato di essere – oltre che splendide amiche - un valido motore del club.

Ad Angela Notarantonio un grazie speciale. Una sera in cui ero in difficoltà è accorsa e quando l’ho ringraziata mi ha risposto con un messaggio dolcissimo, che ancora conservo: Assolutamente di niente. Mi è bastata una precisazione “Ad Arnaldo farebbe molto piacere”. Mi ha poi dato una grande gioia nella serata degli auguri, quando è venuta accompagnata da Francesco.
L’affetto e la stima che nutro per Leopoldo sono noti. Grazie, caro Leopoldo, anche per la meravigliosa serata che hai dedicato al club, in cui hai saputo coinvolgerci con la tua eloquenza e ci siamo ritrovati nel ricordo di tuo padre, nostro illustre presidente.

Grazie ad Adolfo Vanin, per avermi dato fiducia, e a Gianluca, per essermi stato sempre vicino con il consueto affetto. La tua esperienza, caro Gianluca, costituisce una risorsa preziosa per il club e la passeggiata nella Roma barocca, con Federica, Tommasina e papà, rimane uno dei ricordi per me più suggestivi dell’anno rotariano.

Ringrazio Gianluca Trequattrini, costante punto di riferimento del club, Nicola Manuti, discreto quanto generoso, Giuseppe Berardone che, pur “in sonno”, non ha mai perso occasione per manifestarmi la sua amicizia, rendendosi anche disponibile per le nostre attività di service, Carlo Luzzi Conti, sempre gentile e disponibile, Carlo Parascani, che ha diretto con lodevole equilibrio la commissione effettivo, Alfredo Spirito, Adolfo Tana, Renato Cesaroni e Gaetano Reale, partecipi delle iniziative del club e, dunque, artefici del loro successo.

A Francesco La Gattuta uno speciale attestato di gratitudine: quest’anno ha dato al club un nuovo bebè.

Grazie anche alle nostre amate socie onorarie, Mirella Muré e Vincenza Spadea, a me molto care.

Un ringraziamento speciale va a Patrizia Cardone, amica ed Assistente del Governatore, uno dei doni più belli dell’anno di presidenza. I suoi amorevoli consigli hanno guidato saldamente il mio cammino. E grazie, per il costante sostegno, al P.D.G. Roberto Scambelluri, grande amico del club.

Con Paolo Bianchi ed i giovani del nostro Rotaract la collaborazione si è notevolmente intensificata. Grazie di cuore per il prezioso contributo che avete prestato alla vita del club.
Cosa potrebbe fare un presidente senza la generosità e la professionalità di Elena, la nostra brava segretaria? Poca cosa. Grazie cara Elena. Mi mancheranno le quotidiane telefonate nel corso delle quali abbiamo curato insieme tanti aspetti dell’attività dell’anno rotariano.

Ancora una volta grazie a coloro che ci hanno aiutato nella realizzazione dei nostri progetti. Il Gen. G.d.F. Francesco Mattana, il Col. G.d.F. Joselito Minuto, il Direttore del Cisom Dott. Mauro Casinghini, la Prof. Rosanna Friggeri, Direttore del Museo Nazionale delle Terme di Diocleziano, la Dott.ssa Giovanna Bandini, Responsabile per il Restauro della Soprintendenza, il nostro Governatore, Carlo Noto La Diega, che sin dall’inizio ha fermamente creduto nel nostro progetto su Lampedusa. Grazie anche a Vincenzo e Marianna Macedonio, che con generosità ed entusiasmo hanno messo a disposizione del club la loro magione.

Un affettuoso pensiero a Paolo Corradino e ad Alessandro Marchetti, che avrebbero voluto partecipare alle nostre attività ma non hanno potuto. Desidero esprimere loro, a nome di tutti, la nostra calda vicinanza.

Grazie, infine, alla mia famiglia, che mi ha sostenuto con gioia. Sono consapevole di averle sottratto, talvolta, tempo prezioso e ne ho qualche scrupolo.

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Esco profondamente arricchito da quest’esperienza. Tanti i sentimenti che mi confondono la mente: l’orgoglio per essere riusciti, insieme, a tenere alto il nome del club, a condurlo su Lampedusa, a mostrarlo ai cittadini del mondo che lo troveranno inciso su una targa del Museo delle Terme di Diocleziano, a farlo risuonare in Piazza San Pietro, alla presenza del Santo Padre, a lasciarne traccia nella memoria dei giovani, figli d’eroici militari e funzionari dello Stato caduti nel compimento del loro dovere, che abbiamo incontrato presso la Scuola Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri; ovvero la gioia che suscita l’amicizia che ci lega (siamo stati veramente bene insieme) o, ancora, il rasserenante fluire dei ricordi che abbiamo costruito nel corso di quest’anno.
Ma su tutti prevale, in questo momento, la malinconia del commiato. Come recitava una meravigliosa canzone degli anni Sessanta, resa celebra dall’interpretazione di Mina, “finisce qui”.
Grazie, grazie e ancora grazie

 

Il restauro del sarcofago di Selene ed Endimione

Nel 1934, durante alcuni lavori agricoli sui monti di Sant’Andrea, nei pressi del borgo di Cesano, che sorge sul sito dell’antica Massa Cesarea da cui deriva il nome, venne alla luce una cappella cristiana del X-XI sec. In essa vennero rinvenuti cinque sarcofagi romani, evidentemente riutilizzati in epoca medievale.

Il sarcofago conservato al Museo delle Terme, foto prima del restauro

Uno di essi, lungo 2,15, alto 0,63 e profondo 0.55 metri, databile intorno alla metà del III sec. d.C., pressoché intatto, è ornato sulla fronte da un rilievo raffigurante il mito di Selene ed Endimione, nelle diverse tradizioni, uno dei più antichi e diffusi dell’area del Mediterraneo.

Prima fase del restauro, rimozione dei depositi superficiali a secco

Apollonio Rodio narra di come Selene fosse perdutamente innamorata di questo giovane pastore di straordinaria bellezza, tanto da chiedere a Zeus di concedergli un'eterna giovinezza e un sonno eterno.

Seconda fase del restauro, rimozione dei depositi superficiali a umido

Ogni notte Selene scendeva dall'alto dei cieli nella grotta ove questi giaceva, sul monte Latmo, in Caria, per fargli visita e baciarlo e le cinquanta figlie da loro concepite vengono da alcuni studiosi equiparate ai cinquanta mesi che dovevano trascorrere da un'edizione dei giochi olimpici antichi all'altra.

Terza fase del restauro conservativo, applicazione biocida

Secondo una diversa versione del mito fu Hypnos, il dio del sonno, a rimanere affascinato oltre ogni dire dalla sublime bellezza del giovane fanciullo: gli donò così la facoltà di "dormire ad occhi aperti", per potere ammirare appieno il suo volto.

Tassello di pulitura ad impacco

Esiste pure una spiegazione razionalistica del mito, secondo la quale l’amore di Selene per Endimione rappresenterebbe il contributo che al crescere dell’erba offre la notturna rugiada che si produce per le emanazioni della luna.

Il mito, per il suo significato sepolcrale, avendo avuto Endimione la possibilità di sostituire la morte con il sonno eterno, è frequentemente raffigurato sui sarcofagi romani.

Ampliamento del tassello di pulitura ad impacco

Su quello rinvenuto nel borgo di Cesano, sulla destra della composizione è il pastore Endimione, sdraiato ai piedi di una roccia, che riposa con un braccio ripiegato sul capo. Accanto a lui è Hypnos, dio del sonno, che regge i papaveri in mano e versa da un corno il sonno sul giovane. Mentre un amorino scopre Endimione, Selene, fregiata della luna crescente, va a trovarlo scendendo dalla sua biga, i cui cavalli sono trattenuti da Aura. Sulla sinistra è raffigurato un gruppo di pastori e a terra, tra Aura e i cavalli, emerge la figura di Tellus, allegoria della Terra.

Ulteriore applicazione dell’impacco

Il bellissimo sarcofago è stato acquisito al patrimonio del Museo Nazionale delle Terme. Il Rotary Club Roma Mediterraneo ha deciso di finanziarne il restauro, che è avvenuto in loco, sotto la responsabilità e la direzione della Soprintendenza.

Pulitura della porzione sottoposta al trattamento

Applicazione dell’impacco alla porzione rimanente

Il sarcofago, nella sua ritrovata bellezza, è stato collocato nell’Aula X, certamente la più suggestiva e prestigiosa delle Terme di Diocleziano, e restituito alla collettività. Una targa ricorda l’intervento del nostro club.

Il sarcofago dopo il restauro

Il Direttore del Museo, la Prof.ssa Rosanna Friggeri, ha voluto essere l’artefice della presentazione ufficiale dell’opera ai soci, nel corso di un evento tenutosi il 24 giugno 2015.

Erano anche presenti il nostro Governatore, Ing. Carlo Noto La Diega, l'Assistente del Governatore, Arch. Patrizia Cardone, il P.D.G. Avv. Roberto Scambelluri,la Dott.ssa Giovanna Bandini, Responsabile del Settore Restauro, ed i Dott.ri Marzia Mercuri e Mariano Talarico, che hanno curato in prima persona l’intervento finanziato dal nostro club. Il presidente, Arnaldo Morace Pinelli, ha ringraziato tutti e donato alla Prof.ssa Friggeri e alla Dott.ssa Bandini una targa a ricordo della collaborazione tra il Rotary, il Museo delle Terme di Diocleziano e il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

Selene, Hypnos ed Endimione

In un momento storico in cui, in talune parti del mondo, le vestigia del passato vengono intenzionalmente cancellate e nel nostro Paese difettano i fondi per mantenere aperti i siti archeologici e musei di capitale importanza, il progetto che abbiamo realizzato assume una valenza culturale e civile profonda.  Al contempo, esso si colloca nel solco ideale del presente anno rotariano, in cui abbiamo voluto porre l’idea del Mediterraneo, alla base dell’istituzione del nostro club, al centro della nostra attività rotariana. In effetti, il mito di Selene ed Endimione, uno dei più antichi e diffusi dell’area del Mediterraneo, attua fortemente, sul piano culturale, la vocazione ideale del nostro club.

Un particolare del sarcofago

 

 

 

 

La cerimonia di presentazione del sarcofago di Selene ed Endimione

Il 24 giugno, presso il Museo Nazionale delle Terme di Diocleziano, si è svolta la cerimonia di presentazione del sarcofago romano, raffigurante il mito di Selene ed Endimione, di cui abbiamo finanziato il restauro. Esso è stato collocato nell’Aula X, una delle più suggestive e prestigiose del complesso monumentale, ed una targa ricorda l’intervento del nostro club.

Il Direttore del Museo, la Prof.ssa Rosanna Friggeri, ha voluto personalmente presiedere la cerimonia, alla quale erano presenti anche il nostro Governatore, Ing. Carlo Noto La Diega, accompagnato dalla moglie Antonella, il nostro Assistente del Governatore, Arch. Patrizia Cardone, insieme al marito Giovanni Di Lullo, il P.D.G. Roberto Scambelluri.

Dopo i ringraziamenti al club della Professoressa Friggeri, hanno preso la parola la Dott.ssa Giovanna Bandini, Responsabile del Settore Restauro, ed i Dott.ri Marzia Mercuri e Mariano Talarico, che hanno curato in prima persona l’intervento di restauro.

Il presidente, Arnaldo Morace Pinelli, ha ringraziato tutti e donato alla Prof.ssa Friggeri e alla Dott.ssa Bandini una targa a ricordo della collaborazione tra il Rotary, il Museo delle Terme di Diocleziano e il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

Anche il Governatore si è compiaciuto del nostro progetto e ha fatto omaggio alla Direttrice del Museo del gagliardetto del Distretto.

Quest’ultima ci ha in seguito guidato in una splendida visita del complesso monumentale, illustrandoci le mirabili architetture e gli importanti reperti archeologici esposti al suo interno. L’evento è proseguito nel corso della conviviale al Parco dei Principi, dedicata ai progetti realizzati nel corso dell’anno rotariano.

Ed invero, nella prima parte della serata, i restauratori del sarcofago hanno dettagliatamente illustrato le diverse fasi in cui si è concretizzato il loro intervento.

E’ seguita la breve investitura del nuovo socio, l’Arch. Francesco Tata Nardini, presentato da Lauretta Testa e dal presidente.

Nella seconda parte della serata abbiamo parlato ancora di Lampedusa insieme al Dott. Mauro Casinghini, Direttore del Cisom, l’ente cui abbiamo donato il nostro pulmino, direttamente impegnato nelle operazioni di soccorso dei migranti nel Canale di Sicilia, in collaborazione con la Guardia di Finanza, la Guardia costiera e la Marina militare. Lo sforzo umanitario delle nostre istituzioni ci rende veramente orgogliosi.

Al termine della serata, il presidente ha consegnato al Dott. Casinghini una targa con la quale il club ha voluto esprimergli il senso di gratitudine per il contributo offerto alla realizzazione del nostro progetto su Lampedusa. Ai Dott.ri Marzia Mercuri e Mariano Talarico è stato, invece, donato il gagliardetto del Roma Mediterraneo.

 

La recente riforma della filiazione illustrata dal Cons. Riccardo Rosetti

Il 10 giugno, al Parco dei Principi, si è svolto un secondo interclub con l’Appia Antica, a riprova del solido affiatamento che si è venuto a creare tra i nostri due club nel corso di quest’anno rotariano, come entrambi i presidenti, Francesco Mengucci ed Arnaldo Morace Pinelli, hanno tenuto a rimarcare nei loro saluti introduttivi. 

Era presente, come sempre in questi casi, il P.D.G. Roberto Scambelluri, socio dell’Appia Antica e grande amico del Roma Mediterraneo, di cui segue con affetto ogni iniziativa. Ospite del presidente, l’Avv. Giacomo Summa, accompagnato dalla Sig.ra Emanuela.

Il relatore della serata, il Cons. Riccardo Rosetti, Giudice del Tribunale di Roma, applicato alla Sezione famiglia, ha trattato un tema particolarmente attuale e di grande impatto sociale, ossia la riforma dellla filiazione, di cui è stato in parte protagonista, quale membro della Commissione governativa che ha redatto il testo normativo.

L’illustre ospite ha posto in luce gli aspetti peculiari di quest’epocale intervento del legislatore, che fa onore al nostro Paese e, modificando ben cento articoli del Codice civile, elimina qualsiasi residua diseguaglianza tra i figli. La legge conosce oggi soltanto figli, essendo stato unificato lo stato dei figli ed essendo stata annullata la distinzione tra figli legittimi e figli naturali. Più nel profondo il minore, di cui – in un’ottica radicalmente innovativa -  vengono solennemente affermati i fondamentali diritti della personalità, è stato collocato al centro del sistema. E’ venuta meno la potestà genitoriale, sostituita dalla responsabilità genitoriale: i genitori non hanno poteri sui figli ma sono responsabili della loro crescita e devono assecondarne le attitudini, gradualmente marginalizzando il loro intervento educativo.

La riforma ha unificato, con riguardo ai figli, separazione, divorzio e annullamento del matrimonio. Soprattutto le norme riguardanti i figli durante la crisi sono state spostate nel capo della filiazione, a rimarcare l’autonomia della tutela del minore rispetto a quella dei coniugi in crisi.

Il Cons. Rosetti, nella sua brillante e cristallina relazione, ha anche toccato la recente riforma sul divorzio c.d. breve, illustrandone pregi e difetti, ed affrontato il delicato problema delle adozioni, materia che attende da tempo un intervento del legislatore.

Dopo la conviviale, si è aperto un interessante dibattito. Il nostro presidente eletto, Luigi Pulli, ha lamentato, scherzosamente, il degrado del suo status familiare: al momento del matrimonio, secondo la legge, era il “capo” della famiglia, mentre ora qualsiasi supremazia è stata cancellata, sia rispetto al coniuge sia rispetto ai figli.

La bellissima serata si è conclusa con la consegna all’illustre ospite del gagliardetto del Roma Mediterraneo e di una bellissima fusione a cera persa rappresentante le insegne dell’Appia Antica.

I presidenti hanno suonato insieme la campana, lieti per il successo dell’evento che hanno patrocinato. 

Una passeggiata nella Roma barocca

Il 6 giugno Gianluca Vanin ci ha guidato attraverso la Roma barocca, svelandoci un punto di vista nuovo e cioè la peculiare dimensione spaziale dell’architettura di quell’epoca, protesa ad occupare gli spazi esterni ai monumenti e a spingersi ad altezze infinite, secondo i più severi canoni della Controriforma. Il nostro illustre past president non si è, dunque, limitato ad una fungibile illustrazione delle opere, ma ci ha offerto un’originale lettura delle stesse, attraverso parametri innovativi e l’abbandono all’impatto spaziale.

L’appuntamento era fissato a Sant’Andrea al Quirinale. Oltre al presidente c’erano Adolfo e Tommasina, Federica Vanin, i past president Lauretta Testa e Nicola Roselli, Daniele Fabi e la nostra socia onoraria Mirella Murè.

La chiesa costituisce, notoriamente, un capolavoro del Bernini, tuttavia è ancora legata a moduli classici e rinascimentali. La facciata si apre su un piccolo sagrato dilatato da due ali concave, che ampliano illusionisticamente lo spazio sul modello del colonnato della basilica di San Pietro. Completano la facciata una gradinata semicircolare ed un portico monumentale retto da colonne ioniche, che ne copre la finestra. La pianta interna è ovale con l'asse maggiore trasversale, in modo da dilatare in un ampio respiro le limitate dimensioni dell’ambiente.

Di qui ci siamo portati a San Carlino, a pochi metri di distanza, frutto del genio di Borromini. La facciata svela il Barocco: ogni angolo è smussato e non è consentito all’occhio di posarsi su alcun punto definito. Le linee non si spezzano mai e tutto è in movimento. L’interno della struttura prosegue all’esterno, senza soluzione di continuità.

Attraverso i vicoli di Roma siamo, dunque, giunti a Sant’Ivo alla Sapienza, del Barocco considerata il sommo capolavoro. La decostruzione degli schemi rinascimentali, operata dal genio ticinese, si manifesta in modo evidente nella scomparsa del tamburo della cupola, che poggia direttamente sui pilastri. Eppure il classicismo trova un’aperta citazione proprio in quest’ultimo elemento, che riproduce la cupola del Pantheon.

La magica lanterna è animata da un moto ascensionale che eleva lo Spirito all'infinito, come le colonne del celeberrimo baldacchino di Bernini in San Pietro.

Gianluca ci ha in seguito condotti a Santa Maria della Pace, che  costituisce un brillante esempio di come una facciata barocca ambisca a dominare l’attigua piazza. Capolavoro di Pietro da Cortona, tale facciata voleva simulare un palcoscenico teatrale. La chiesa si spinge in avanti, riempiendo quasi completamente lo spazio della piccola piazza che la precede.

Il miracoloso equilibrio di Piazza Navona, che sorge sullo Stadio di Domiziano, celeberrimo luogo di naumachie, prelude all’ingresso in Sant’Agnese in Agone, “cappella privata” dell’adiacente palazzo Pamphilj, una delle chiese più sfarzose di Roma, armonica in ogni suo punto nonostante gli sfavillanti elementi che l’affastellano ed ultima tappa della nostra passeggiata nel barocco romano.

Dopo tanta bellezza, la mattinata si è degnamente conclusa al tavolo di un’antica osteria, in un clima veramente amichevole e familiare.

Una giornata memorabile, dunque, in cui Gianluca ci ha fatto dono del caleidoscopio che svela il mirabile segreto del Barocco, ultimo insegnamento dell’Urbe al mondo. Siamo veramente grati al nostro past president per questo tangibile segno d’attaccamento al club.   

Una cena con delitto al Casale di Tor di Quinto

Il 27 maggio ci siamo riuniti nella magione del Casale di Tor di Quinto, accolti con la consueta simpatia da Vincenzo e Marianna Macedonio, per partecipare ad una “cena con delitto”, evento organizzato dalle componenti della nostra commissione progetti, Marina Baldi, Daniela Gilardi ed Angela Zifarone, tanto vulcaniche nel concepire le idee quanto attive nel realizzarle.

Le nostre socie hanno così voluto lanciare l’ultimo sprint per la raccolta dei fondi necessari per il restauro del sarcofago di Selene ed Endimione, il progetto sul territorio che con grande entusiasmo il nostro club sta portando avanti, chiamando a raccolta amici e parenti, accorsi numerosi.

Ad ogni tavolo corrispondeva una squadra investigativa.

Gli attori hanno dunque inscenato un delitto, coinvolgendo nella rappresentazione anche i soci ed i loro ospiti, che, in considerazione delle finalità benefiche dell’iniziativa, hanno lasciato fare con grande bonomia, dimostrando autoironia e generosità ed anche molto divertendosi.

 

Indimenticabili Alfredo Spirito, nella vesti della cameriera vittima dell’omicidio, ed il nostro incoming, che ha improvvisato un orologio a cucù in modo talmente spiritoso da raccogliere i maggiori applausi della serata.

 

Ernesto ha simulato la Statua della Libertà ed Antonio Pugliese, fraterno amico del nostro responsabile della comunicazione Umberto Moruzzi, ha inscenato, con grande ironia, un marito tradito.

Anche Franco, Lucilla e Francesco hanno attivamente preso parte alla rappresentazione.

L’assassino, alfine, era una tale Isabella, impersonata da una cara amica di Marina.

Tuttavia, nonostante i numerosi indizi forniti dagli attori, nessuna squadra è riuscita a scoprirla. S’impone certamente, per i soci ed i loro ospiti, un ripasso della giallistica d’autore.

Una serata diversa, insomma, mossa da nobili fini ed improntata al più vivo sentimento d’amicizia.

Grazie, dunque, a Marina, Daniela ed Angela per l’ideazione e la brillante realizzazione dell’evento.

 

 

 

“Come vederci meglio”: la conferenza di Leopoldo Spadea su chirurgia rifrattiva e cataratta

 

Mercoledì 20 maggio, al Parco dei Principi, il nostro club ha vissuto una serata memorabile. Il nostro socio Leopoldo Spadea, professore di oculistica alla Sapienza, ci ha intrattenuto sul tema “Come vederci meglio: dalla chirurgia rifrattiva alla cataratta”.

Erano presenti le nostre due socie onorarie, Vincenza Spadea e Mirella Murè, il nostro amatissimo Assistente del Governatore, l’Arch. Patrizia Cardone, accompagnata dal marito Giovanni Di Lullo, la famiglia Spadea al gran completo. Ma soprattutto è stato bello constatare la presenza di quasi tutti i soci. Il club, pressoché nella sua interezza, si è riunito intorno a Leopoldo, a riprova dell’unanime affetto e della stima di cui gode.

Dopo l’impeccabile apertura della serata del prefetto Francesco Caristo, ha preso la parola il nostro presidente Arnaldo Morace Pinelli, che ha voluto, preliminarmente, sottolineare lo speciale significato dell’evento in quest’anno rotariano, incentrato sul rilancio dell’idea del Mediterraneo, su cui il nostro club si fonda. Idea insieme entusiasmante ed ambiziosa, alla base dei progetti che abbiamo realizzato (Lampedusa ed il restauro del sarcofago di Selene ed Endimione), della scelta dei luoghi che abbiamo visitato (su Ischia venne fondata la prima colonia greca, Pitecusa; a Villa Adriana un imperatore volle riprodurre i monumenti che l’avevano suggestionato nel suo incessante itinerare attraverso le Province di un impero che abbracciava l’intera area del Mediterraneo), di talune delle conferenze più significative.

Di quest’idea fu promotore, insieme a Duilio Massa e a Giuseppe Muré, Giuseppe Spadea. La conferenza di Leopoldo ha costituito l’occasione per ricordare il nostro illustre presidente e per rivivere il nobile percorso che ha visto germogliare e crescere il nostro club, nella consapevolezza che le idealità del passato costituiscono il più alto stimolo per il futuro della nostra istituzione.

Leopoldo, con magistrale competenza e cristallina chiarezza espositiva, ha illustrato i principali difetti della vista e le tecniche chirurgiche che oggi consentono in molti casi di sanarli. In verità, sollecitato dalle domande dei presenti (mai, a memoria, così numerose) ha spaziato in ogni campo dell’oculistica, fornendo risposte esaustive, chiare e concise, come si conviene ad un insigne accademico del suo spessore culturale. Come gesto di affetto, ha voluto concludere la sua conferenza mostrando la homepage del nostro sito, che simbolicamente esprime l'amicizia che ci lega.

Il rintocco della campana ha concluso, dunque, una serata in cui il club ha manifestato forte compattezza e gioia nello stare insieme, legittimando i migliori auspici per il futuro.

 

 

Un torneo di burraco per il recupero del nostro patrimonio storico-artistico

Sabato 9 maggio, nella splendida cornice del Casale di Tor di Quinto, si è svolto il secondo torneo di burraco dell’anno rotariano. Occasione particolarmente lieta, dato che ricorrevano anche i cinquantuno anni del matrimonio tra Adolfo e Tommasina.

I fondi raccolti sono destinati alla realizzazione del nostro progetto sul territorio, il restauro del sarcofago romano di Selene ed Endimione, custodito nel Museo Nazionale delle Terme.

Il club ha risposto con il consueto entusiasmo, vivendo un momento di grande familiarità.

Nel primo pomeriggio siamo stati accolti con una sontuosa colazione da Marianna Macedonio, la proprietaria della struttura, sempre pronta a farsi in quattro pur di agevolare le nostre iniziative benefiche.

Il torneo, anche stavolta, è stato arbitrato da Nando e Giulia Visione, che mai, in questi anni, hanno fatto mancare la loro presenza. La professionalità e la gentilezza di cui sono portatori danno lustro alle nostre iniziative.

Il torneo si è svolto attraverso quattro sfide per ciascuna coppia.

Quest’anno il gentil sesso ha conquistato ogni posizione di vertice. Prime classificate due amiche del nostro prefetto, Maria Grazia e Patrizia.

               

Il secondo premio è stato assegnato alla nostra Daniela Gilardi, che giocava in coppia con il suo fidanzato e già da tempo non aveva celato le proprie ambizioni di palmares.

Terza classificata la coppia capitanata da Giulia Visione.

Il presidente pure in quest’occasione ha giocato in coppia con la propria moglie Paola. Il risultato finale è stato leggermente migliore del solito (ottavo posto). Molto divertente è stato lo scontro con il presidente eletto, che giocava insieme alla moglie Francesca. Luigi, con la consueta signorilità, ha fatto di tutto per limitare le dimensioni della sconfitta del presidente, il quale è riuscito nella non facile impresa di chiudere un burraco con una pinella, quando in mano aveva la carta per farlo puro.

Sulla carta, molto temibile appariva la coppia formata da due past president, Gianluca Fonsi e Marco Degli Abbati, ma la dea bendata – veramente decisiva in questo giuoco - non ha loro arriso.

La premiazione è avvenuta al termine del torneo. Insieme a Gaia Montesoro e a Patrizia Degli Abbati, sempre molto attive nella vita della nostra associazione, il presidente, dopo avere brevemente illustrato le finalità della raccolta dei fondi della serata, ha consegnato i premi (quest’anno delle pregevoli cornici d’argento, di varie dimensioni).

Molto gradita la cena, svoltasi in un clima allegro e veramente familiare, sotto la stretta vigilanza del nostro prefetto Francesco Caristo.

Alla stessa si sono aggiunti anche Franco e Lucilla Bonavita, in compagnia di Claudia e dei loro inseparabili amici Giancarlo e Veronica Sales.

Proprio un bella giornata, insomma, vissuta secondo i migliori ideali rotariani, in grande armonia e serenità.

Molti si sono spesi per il successo dell’iniziativa. Un grazie speciale a Michele e Gaia, a Marco e Patrizia, al nostro prefetto e a Daniela, che hanno coinvolto amici numerosi, a Vincenzo, che non ha fatto mancare il suo contributo.

La consegna delle borse di studio ai figli dei caduti delle Forze Armate

Anche quest’anno il nostro club ha partecipato al progetto dei Rotary club romani, avente ad oggetto la consegna di tre borse di studio ai figli di membri delle Forze Armate e delle Forze dell’Ordine, caduti servendo la Patria, nell’espletamento del loro servizio.

Si tratta di una delle più meritevoli iniziative ideate dal Rotary sul territorio, di grande portata ideale. La famiglia rotariana, annualmente, si riunisce per ricordare coloro che hanno servito le Istituzioni del Paese sino all’estremo sacrificio della vita e per esprimere  il doveroso ringraziamento dei soci-cittadini.

Quest’anno la cerimonia, che si è fatta apprezzare per la spartana sobrietà, si è svolta presso la Scuola Ufficiali dei Carabinieri di via Aurelia ed è toccato presiederla a Gabriella Pasqualini, secondo la turnazione del regolamento istitutivo del progetto.

Alla presenza delle massime Autorità militari, del nostro Governatore, Ing. Carlo Noto La Diega, di tutti i presidenti dei club romani aderenti al progetto, le tre borse di studio (di Euro 4.750,00 cadauna) sono state assegnate a tre figli di caduti delle Forze Armate, tutti accompagnati sul palco a ritirarle da un alto rappresentante militare dell’Arma d’appartenenza del genitore caduto.

La cerimonia, aperta da una tromba dei Carabinieri, che ha intonato il silenzio, si è conclusa con un breve e toccante discorso del nostro Governatore, che ha voluto esprimere la sua particolare vicinanza ai giovani beneficiari delle borse di studio, rammentando come anche lui si sia sempre sentito orfano del papà, incarcerato durante la guerra e prematuramente scomparso per gli stenti patiti nel campo di prigionia.

E’ stato bello constatare come in un frangente così solenne ed altamente ideale, intorno al nostro presidente, che rappresentava ufficialmente il club, si siano riuniti tanti soci del Roma Mediterraneo, tra cui anche la nostra Mirella Muré.

 

  

Al Parco dei Principi si parla di “Calciopoli”. La relazione del Procuratore Federale Dott. Giovanni Grauso

Mercoledì 22 aprile, grazie agli uffici di Marina Baldi, gradito ospite del club è stato il Dott. Giovanni Grauso, Procuratore Federale della F.C.I.,  che ci ha parlato delle Funzioni della Procura Federale e, soprattutto, quale ex procuratore della Federazione Italiana Gioco Calcio, ha ricostruito le vicende del processo denominato “Calciopoli”, dallo stesso seguito sin dagli esordi, nel complesso intersecarsi degli interventi della magistratura ordinaria e dei giudici sportivi. Il Dott. Grauso ci ha rivelato molti aspetti ignoti del processo, che ha avuto grande rilevanza mediatica e, per taluni aspetti, ha inciso sul costume del Paese.

Un oratore dotato, oltre che di non comune competenza, di un parlar chiaro, qualità particolarmente apprezzata dai numerosissimi soci presenti, che hanno aperto un dibattito, sopito a fatica dal suono della campana.

Ed invero, a parte la passione per il calcio, che accomuna la maggior parte dei soci, molti di essi vantano una specifica competenza nel settore: il nostro presidente è docente di  Diritto dello Sport e Marco Degli Abbati è Ispettore COVISOC della F.I.G.C. e in passato  è stato membro dell’Ufficio Indagini della F.I.G.C. Era presente pure il nostro caro amico Roberto Caponigro, tra l’altro autorevole Giudice sportivo.

Più in generale, nel corso della serata, sono stati toccati anche taluni temi particolarmente delicati del fenomeno sportivo. La responsabilità oggettiva delle società e dei loro vertici, che la legislazione più recente ha dilatato al punto da fare dubitare della legittimità costituzionale di taluni interventi normativi; la peculiarità dell’illecito sportivo, rispetto al reato, individuato attraverso clausole generali, che lasciano margini amplissimi al Giudice sportivo nell’inquadramento della fattispecie e dunque la possibilità di interventi più penetranti; il modo in cui i giovani si avvicinano  al mondo dello sport, specialmente al calcio.

Una serata veramente interessante, d’alto gradimento, come ha dimostrato l’ampia partecipazione dei soci, perfettamente diretta, come di consueto, dal nostro impareggiabile Francesco Caristo. 

 

La visita a Villa Adriana con i giovani del nostro Rotaract

Sabato 28 maggio, a conclusione del trimestre dedicato all’azione interna, ci siamo recati a Villa Adriana, nelle prossimità di Tivoli, insieme ai giovani del nostro Rotaract. Un’occasione importante per conoscerci ed amalgamarci meglio, nelle mollezze di una giornata primaverile. Ed invero, assistiti dalla buona stella del Rotary, che non ha mai abbandonato quest’anno di presidenza, siamo incappati in una mattinata meravigliosa, baciata dal sole.

Pochi luoghi, come Villa Adriana, simbolicamente sintetizzano le culture, le filosofie, le religioni del Mediterraneo e dunque la sua visita, almeno negli intenti, è strettamente connessa alle idealità poste alla base della fondazione del nostro club.

Il ricco complesso d’edifici, voluto dall'imperatore Adriano, fu realizzato gradualmente nella prima metà del II secolo d.C. su una vasta area, che doveva coprire circa centoventi ettari, in una zona ricca di fonti d'acqua, ad appena diciassette miglia dall’Urbe.

All’interno della villa Adriano intese riprodurre i luoghi più celebri delle province dell’impero che aveva visitato nei suoi viaggi, come il Liceo, l’Accademia, il Pritaneo, la città di Canopo in Egitto, il Pecile, la valle di Tempe. In realtà – come ci è stato spiegato dalla bravissima guida che ci ha accompagnato nella visita - gli edifici della villa presentano tutti i caratteri più innovativi dell'architettura romana del tempo, per cui le riproduzioni adrianee di monumenti della Grecia o dell'Egitto vanno intese più come suggestioni evocative che come ricostruzioni reali.

Alla fine del suo regno Adriano si isolò nella villa, ove visse separato dal resto del mondo ed esercitò il potere in modo assolutistico. Alla sua morte, la damnatio memoriae, invocata dal Senato e dal popolo, venne evitata soltanto per il deciso intervento del suo successore Antonino Pio.

La visita ha preso le mosse dal Pecile, un'immensa piazza colonnata di forma quadrangolare, decorata al centro da un bacino e circondata da un portico.

Siamo quindi giunti al c.d. Teatro marittimo, una delle prime costruzioni della villa, probabilmente la residenza privata di Adriano all’interno del complesso monumentale, come dimostrano le sue caratteristiche di separatezza. Si tratta di un complesso assai singolare, ad un solo piano.

All'interno consta di un portico circolare a colonne ioniche, che si affaccia su un canale al centro del quale sorge un isolotto composto da un atrio e da un portico in asse con l'ingresso, più un piccolo giardino, un complesso termale, alcuni ambienti e delle latrine. La struttura non prevedeva alcun ponte in muratura che collegasse l'isolotto al mondo esterno, e per accedervi era necessario protendere un breve ponte mobile.

La passeggiata è proseguita con la visita delle Grandi e delle Piccole Terme, quest’ultime destinate agli ospiti di riguardo e alla famiglia imperiale e decorate con grande ricchezza e raffinatezza. Nei pressi il c.d. Pretorio, ove risiedeva la guardia personale dell’imperatore.

Di lì ci siamo diretti verso il c.d. Canopo, uno dei luoghi più suggestivi del complesso monumentale. Questa struttura, secondo la tradizione, evoca un braccio del fiume Nilo con il suo estuario, che congiungeva l'omonima città di Canopo, sede di un celebre tempio dedicato a Serapide, con Alessandria, sul delta del Nilo.

L'ampia esedra alla fine della vasca presenta il triclinio imperiale al cui interno si tenevano i banchetti, resi spettacolari dagli effetti d'acqua e dagli zampillii che attorniavano i commensali.

Terminata la visita, ci siamo portati nella Tivoli vecchia, allo storico locale della "Sibilla”, luogo di ristoro nei secoli scorsi di regnanti e di celebri artisti che effettuavano il Grand Tour, collocato sull’acropoli dell’antica Tibur, di cui ingloba due templi d'età repubblicana pressoché intatti.

Di lì un affaccio mozzafiato sul parco della Villa Gregoriana, solcata da una cascata che immette nell’Aniene.

La conviviale è stata festosa. Oltre ai soci e ai giovani del Rotaract, molte le mogli, gli amici e pure i bambini. C’erano i gemellini del presidente, Enrico ed Anna, e i piccoli Luigi e Stefano, i bellissimi pargoli del Prof. Francesco Saverio Romolo, che quest’anno ha partecipato a numerose iniziative del nostro club.

Giornata meravigliosa, dunque, di cui dobbiamo essere grati, innanzitutto, a coloro che hanno contribuito in maniera determinante ad organizzarla: Daniele Fabi, Mauro De Santis con la moglie Pierina, il presidente del Rotaract Paolo Bianchi.

 

Degustazione di grandi rossi italiani al Casale di Tor di Quinto. L’evento di raccolta fondi per la R.F.

Il 18 marzo, nella meravigliosa cornice del Casale di Tor di Quinto, si è svolta la tradizionale serata di raccolta fondi per la Rotary Foundation.

I componenti della Commissione R.F. del nostro club (Ernesto La Rosa, Vincenzo Pezzolet, Luigi Pulli e Alessandro Salvati) hanno ideato e realizzato un evento di grande successo: una serata di degustazione di prestigiosi rossi italiani, donati per l’occasione da aziende vinicole di primaria importanza, presentati da un illustre giornalista enogastronomico, Franco Santini, sulle note dell’”Elektro Trio”, guidato dall’impareggiabile Max Testa, fratello della nostra Lauretta.

Nonostante, secondo il miglior costume della Capitale, un incidente stradale abbia generato un ingorgo mai visto lungo le vie d’accesso al Casale di Tor di Quinto, un po’ alla spicciolata, tra soci ed ospiti, sono accorse centrotrentatré persone, decretando il successo dell’iniziativa. E potevano essere molte di più: qualche giorno prima siamo stati costretti  ad arrestare il flusso copioso delle prenotazioni, per garantire l’ottimale gestione dell’evento.

Dopo un aperitivo di altissimo livello, in cui è stato servito un Cerasuolo d’Abruzzo, spumante offerto dall’azienda vinicola “Le Querce”, è iniziata la serata. Il nostro presidente, Arnaldo Morace Pinelli, accondiscendendo ai rigorosi dettami degli organizzatori, ha innanzitutto spiegato ai numerosi ospiti la finalità benefica della serata ed i meccanismi di funzionamento della Rotary Foundation, che quest’anno ci hanno consentito di beneficiare di un significativo contributo per la realizzazione del nostro progetto Lampedusa. Dopo gli affettuosi ringraziamenti ai membri della Commissione R.I., alla nostra Lauretta, a Max Testa e Franco Santini, e, last but non least, al nostro impeccabile prefetto Francesco Caristo, ha manifestato la grande gioia di constatare come la famiglia rotariana abbracciasse, quella sera, così tante persone.

La non celata emozione è stata spezzata dall’ufficiale ingresso nel nostro club di Lucilla Bonavita, illustre docente di lettere ma per noi, soprattutto, la figlia dell’amato Franco e, da molti anni, insostituibile amica presente a tutte le nostre più significative manifestazioni. E’ stato veramente bello accoglierla nel corso di una festa del club.

Ha dunque preso la parola Ernesto La Rosa, descrivendo l’iter della serata.

Alle tavole, perfettamente imbandite, sono stati degustati i primi due rossi (Montepulciano d’Abruzzo delle cantine “Ulisse” e “Bove”), accompagnati dagli eccellenti primi piatti del catering del Casale di Tor di Quinto.

Franco Santini ha illustrato i vini, aiutando a comprenderne le caratteristiche e le differenze.

La degustazione è stata meravigliosamente allietata dalle note di Max Testa, professionista d’altissimo livello.

E mentre i camerieri sostituivano i calici della prima degustazione, i soci più coraggiosi hanno aperto le danze insieme alle loro consorti. Bravissimi Ernesto e Patrizia, Luigi e Francesca, il prefetto e Mariangela. Un po’ meno la coppia presidenziale, che comunque non si è tirata indietro.

E’ seguita la seconda degustazione: l’eccellente Nero d’Avola dell’azienda siciliana “Barone di Serramarrocco” (era presente Paola Marrocco Trischitta) ed il Brunello di Montalcino dell’azienda “Bellaria”.

Al termine – accompagnata da un Rosso di Montalcino di quest’ultima azienda vinicola - è stata servita la golosa porchetta affettuosamente offerta da Lauretta Testa. Intera, costituiva uno spettacolo per gli occhi, nei piatti per il palato.

L’”Elektro Trio”, che per l’occasione, in realtà, si componeva di cinque elementi, tra cui la bravissima solista, ha declinato il suo miglior repertorio, entusiasmando i presenti e coinvolgendoli nelle danze sino alla Mezzanotte.

Una serata memorabile, leggera nel senso più nobile del termine, in cui tutti sono stati veramente bene. L’intento benefico è stato pienamente conseguito: tra i ricavi netti e la differenza del costo della conviviale per i soci, destinata dal Direttivo del club alla Rotary Foundation, la raccolta ha sfiorato i duemila Euro.

Il successo, oltre che per l’obiettivo sforzo degli organizzatori, che hanno ideato e curato nei minimi particolari ogni aspetto dell’evento, è dipeso dalla nostra capacità di metterci in gioco, di coinvolgere nell’iniziativa amici e parenti, di attivarci entusiasticamente, in attuazione di una specifica azione rotariana. Abbiamo preso atto, forse anche con un pizzico di stupore, delle nostre forze. A noi la volontà di rimetterle in campo in futuro per i nostri fini istituzionali, vivendo il Rotary con entusiasmo.

Grazie, dunque, ai membri della commissione Rotary Foundation, Ernesto La Rosa, Vincenzo Pezzolet, Luigi Pulli e Alessandro Salvati, a Lauretta Testa e al fratello Max, unitamente alla sua band, a Franco Santini, al nostro prefetto Francesco Caristo, a Marianna, titolare del Casale di Tor di Quinto, che ci supporta amabilmente nelle nostre iniziative, alle aziende vinicole che ci hanno fornito gratuitamente i vini per la degustazione.

 

La fecondazione assistita eterologa. Riflessioni di Marina Baldi e del Prof. Claudio Sartea

Mercoledì 4 marzo, la nostra socia Marina Baldi ha dialogato sul delicato tema della fecondazione assistita eterologa con il Prof. Claudio Sartea, docente di Bioetica e Biogiuridica presso la Facoltà di Medicina dell'Università Campus Bio-medico di Roma.

In effetti, la recente sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato costituzionalmente illegittimo il divieto di questa tecnica procreativa pone seri problemi di ordine giuridico, medico e bioetico, sui quali il confronto è ineluttabile.

I giuristi si interrogano, ad esempio, se, in assenza di una specifica normativa, il nato da fecondazione eterologa sia titolare di un diritto a conoscere le proprie origini alla stregua dell’adottato. Ci si chiede, poi, se sia oggi configurabile un diritto della coppia o di una persona singola ad avere figli, ovvero se la prevalente tutela dell’interesse del minore, nel nostro ordinamento, sia d’ostacolo al suo riconoscimento.

Marina Baldi ha analizzato con cura gli aspetti tecnici della peculiare tecnica procreativa ed i rischi ad essa connessi, soffermandosi anche sul noto caso di scambio d’embrioni verificatosi nell’ospedale Sandro Pertini di Roma. Il Prof. Sartea, dal suo canto, ha preso le mossa dal delicatissimo problema etico e giuridico della possibilità dell’affitto d’utero, per considerare come la scienza corra e compito del diritto sia comunque quello di  individuare dei limiti, conformi all’etica sociale e all’ordine naturale. L’attività conformatrice del diritto non può arrestarsi di fronte al progresso scientifico, che non esprime di per sé un valore.

Le brillanti ed equilibrate relazioni di entrambi i relatori hanno suscitato un interessantissimo dibattito, proseguito anche dopo il rintocco della campana, che teoricamente avrebbe dovuto invece segnare la fine della serata.

E’ dunque felicemente proseguito l'esperimento di trattare in modo serio e innovativo temi sensibili, attraverso le professionalità dei nostri soci e, nel corso di questa serata, il diretto confronto con il relatore ospite del club.

 

 

Il Rotary Day 2015: 110 anni di storia del Rotary


 

Il Rotary Day 2015, organizzato dal nostro Distretto, è stato allietato dalla partecipazione del Presidente Eletto del Rotary International K.R. Ravindran. L’evento è stato quanto mai significativo, coincidendo con i centodieci anni dalla fondazione del Rotary.

La mattina del 23 febbraio si è svolta un’importante conferenza presso la FAO, incentrata sul tema dell’alimentazione. Dopo i saluti del nostro Governatore, Ing. Carlo Noto La Diega, e del Board Director R.I., Giuseppe Viale, ha preso la parola il Presidente Internazionale eletto, illustrando l’importante ruolo che il Rotary svolge nella gestione delle gravi calamità che si verificano nel mondo, in virtù della professionalità specifica acquisita nel tempo e per la sicura affidabilità che gli viene riconosciuta ai massimi livelli.

 

 

E’ stata questa anche l’occasione per presentare i progetti più significativi realizzati nel Distretto 2080 e negli altri Distretti italiani nel corso dell’anno rotariano. Siamo stati veramente orgogliosi nel constatare che il nostro progetto Lampedusa rientrava tra questi ed è stato ampiamente pubblicizzato in tale prestigioso consesso internazionale.

 

 

La sera, intorno alle h. 19.00, si è svolto un evento coreografico a Porta Pinciana. In una serata mite, in un clima festoso, sono state proiettate sulle Mura Aureliane immagini promozionali dell’attività rotariana.

 

 

E’ seguita la cena di gala all’Excelsior in onore del Presidente Internazionale eletto Ravindran, che, al termine, ha anche voluto brevemente intrattenersi con i presidenti dei club del Distretto.

 

 

 

 

Il pellegrinaggio delle “Ceneri”. Il R.C. Roma Mediterraneo in visita a Papa Francesco

Mercoledì 18 febbraio era stata da tempo programmata la partecipazione del nostro club all’udienza generale del Santo Padre. La buona stella del Rotary ha fatto coincidere tale evento con una delle solenni festività dell’anno liturgico, il Mercoledì delle ceneri, attribuendo alla nostra visita il senso profondo del “pellegrinaggio”.

Papa Francesco ha mosso la gran parte dei soci, in molti casi accompagnati dai genitori, dai figli, dai fratelli e dalle sorelle, secondo il tema dell’udienza generale, da mogli e mariti, parenti ed amici.

Era presente al completo il clan Moruzzi, guidato dall’amata mamma del nostro socio, Anna Impieri. Mauro De Santis era insieme alla moglie Pierina, che pochi conoscevano, e con alcuni amici.

 

C’erano Ernesto la Rosa e la nostra Elena, Angela Zifarone con il marito, Marina Baldi con l’amata figlia Cecilia, Carlo e Fabrizio Parascani, Carlo Luzzi Conti con la moglie Mercede, il presidente del nostro Rotaract, Paolo Bianchi, con la fidanzata Erika, la socia onoraria Mirella Murè, Vincenzo Pezzolet. 

 

Angela Notarantonio è venuta con la mamma e la suocera, unitamente alla sorella Anna. Daniela Gilardi era con il suo papà e la sorella Barbara, in dolce attesa di un bebè. Mariangela Caristo ha sfidato una brutta influenza, pur di ricongiungersi in extremis al nostro caro prefetto. Franco Bonavita – come sempre – era in compagnia della moglie Claudia e della nostra futura socia Lucilla. Anche il nostro vice presidente Paolo Assumma ha avuto il piacere di condurre con sé l’amata mamma.

 

 

Inseparabili - pure in questo frangente – le coppie Montesoro e Degli Abbati. Adolfo e Gianluca Vanin erano lieti di partecipare con le loro amate consorti, Tommasina e Federica.

 

Mauro Covino e Luigi Pulli hanno rappresentato la continuità, in questo significativo momento per il club, ed hanno affettuosamente coadiuvato il presidente (molto grato) nella non semplice gestione dell’evento.

Si respirava, insomma, un clima veramente familiare e festoso.

 

La giornata primaverile, riscaldata da un sole benevolo, ha consentito che la cerimonia si svolgesse all’aperto, nel centro della Piazza. Abbracciati dal colonnato beniniano, ci siamo ritrovati in mezzo ad altre centinaia di rappresentanze di pellegrini, provenienti da ogni parte dell’Orbe. La gioia di tutti era palpabile e manifestata spontaneamente con gesti semplici e toccanti (intonazioni di canti, innalzamento di striscioni, invocazioni al Santo Padre, applausi).

 

E’ stato bello, in questo contesto universale e festoso, sentir risuonare in Piazza San Pietro, nell’annuncio del rappresentante della Casa Pontificia, l’intitolazione del nostro club: “Rotary club Rotary Mediterraneo”.

 

E’ finalmente apparso Papa Francesco, nell’entusiasmo generale.

 

Bellissime e toccanti le sue parole sul tema della fratellanza, che pareva scelto apposta per noi. Il Santo Padre ha posto in luce l’importanza di questo legame, che sorge all’interno della famiglia, tra persone che vengono in vita dallo stesso grembo. E’ la famiglia che introduce la fraternità nel mondo. Da questa esperienza lo stile della fraternità si irradia come una promessa sull’intera società e sui rapporti tra i popoli. E come nella famiglia, spontaneamente, i fratelli più deboli e bisognosi sono protetti ed accuditi da quelli più forti, così la fratellanza cristiana impone la cura dei poveri e dei deboli, perché la parola e l’esempio di Cristo ci comunicano che siamo tutti fratelli. Parole semplici e toccanti che giungono immediate al cuore.

Papa Francesco ha dunque invitato a dedicare un istante, in silenzio, ai nostri fratelli e alle nostre sorelle, portandoli in tal modo, con il pensiero e con il cuore, in Piazza San Pietro, per ricevere la benedizione. Infine, ha voluto ricordare i fratelli egiziani, recentemente uccisi in Libia per il solo fatto di essere cristiani.

E’ seguita la benedizione solenne ed il ritorno nella Piazza di Papa Francesco, tra la folla gioiosa dei pellegrini, che ci avvolgeva caldamente.

 

Al termine della cerimonia, il nostro presidente, avvalendosi di una speciale ambasciatrice, l’amata figlioletta Anna, ha potuto suggellare la radiosa giornata della nostra associazione, consegnando al Santo Padre, a nome del club, il dono che avevamo predisposto: una medaglia devozionale in bronzo del XVIII secolo, raffigurante il fondatore dell’Ordine dei Gesuiti, Sant’Ignazio di Loyola, ed il suo contemporaneo San Francesco Saverio. Un dono “povero” e, al contempo, spiritualmente carico di significato per questo Papa gesuita, che ha scelto San Francesco come modello della sua predicazione.

 

Per compiere la “missione” assegnatale, suscitando l’ilarità generale, la piccola Anna, avvistato il Santo Padre, si è messa a chiamarlo perentoriamente (“Papa vieni, Papa vieni”). Quando questi è sopraggiunto e le ha chiesto un bacio, Anna, con un bel sorriso, non si è fatta pregare, ricevendo in cambio un’affettuosa carezza. Ha quindi consegnato al Papa il nostro dono, che il presidente, alquanto commosso, ha illustrato al Santo Padre, molto attento, nel suo significato simbolico.

Una giornata memorabile, dunque, in cui ci siamo sentiti, al contempo, uniti nella nostra identità  ed amicizia rotariana e parte di un popolo buono che non conosce i confini dei gruppi sociali. Fratelli, appunto, giacché – come ci ha insegnato Papa Francesco – il legame più forte fra gli uomini, anche diversissimi fra loro, sorge quando possono dire di un altro: “Questi è proprio come un fratello, questa è proprio come una sorella per me”.

Il Rotary Club Roma Mediterraneo a Lampedusa. Storia di un viaggio

Il Rotary Club Roma Mediterraneo, in aderenza al proprio scopo statutario, ha deciso quest’anno di promuovere un progetto su Lampedusa, luogo simbolo del Mediterraneo e vera e propria porta d’Europa.

L’idea, che il club ha entusiasticamente realizzato, è stata concepita dal nostro presidente, Arnaldo Morace Pinelli, nei primi giorni di ottobre 2013, mentre giungevano le notizie del naufragio di un’imbarcazione di fortuna salpata dalla Libia, avvenuto ad appena mezzo miglio dalle coste lampedusane, nei pressi dell’Isola dei Conigli. Una tragedia epocale: 366 immigrati morti e 20 dispersi presunti. Si sono salvate soltanto 155 persone, di cui 41 minori e di questi uno soltanto accompagnato dalla propria famiglia. L’intera Comunità di Lampedusa ha partecipato alle operazioni di soccorso ed un ruolo importante è stata svolto dalla Guardia di Finanza, impegnata in loco con le proprie unità navali. 

Da allora il fenomeno migratorio è stato percepito in modo diverso. Papa Francesco si è recato a Lampedusa e lo Stato italiano ha avviato l’operazione Mare nostrum, una missione militare ed umanitaria la cui finalità è di prestare soccorso ai clandestini prima che possano ripetersi altri tragici eventi nel Mediterraneo, sostituita poi da Frontex Plus, un nuovo programma guidato dall’Unione Europea.

ll R.C Roma Mediterraneo ha dunque voluto individuare un’iniziativa che potesse essere anche di supporto alla Guardia di Finanza,  fortemente impegnata a Lampedusa, la quale ha in essere una convenzione con il Cisom (Corpo Italiano di Soccorso del Sovrano Militare Ordine di Malta), allo scopo di avvalersi dei suoi medici ed infermieri nelle operazioni di primo soccorso degli immigrati nelle acque del Mediterraneo. 

Il Cisom ha costituito nel 2014 un corpo di quindici volontari con il duplice compito, da un canto, di coadiuvare il Sindaco, quale Autorità di Protezione civile sull’isola di Lampedusa, per gestire le situazioni d’emergenza causate in primo luogo dai massicci flussi di immigrati e, dall’altro, di collaborare con le Autorità che operano sull’isola, in primis la Guardia di Finanza, per gestire gli sbarchi in banchina.

Il R.C. Roma Mediterraneo ha dunque pensato di donare alla Sezione di Lampedusa del Cisom un pulmino da impiegare nell’espletamento di siffatte attività.

In tal modo, nei nostri intenti, anche il Rotary sarebbe sbarcato su questo luogo simbolo del Mediterraneo, apportando la sua goccia di solidarietà ed un concreto segno di fratellanza tra i popoli. Il progetto è stato apprezzato anche dal Distretto 2080, che lo ha generosamente sovvenzionato.

Inoltre, secondo i migliori ideali rotariani, abbiamo pensato che sarebbe stato significativo che, a coronamento del progetto, una rappresentanza del nostro club conducesse il pulmino sino a Lampedusa, attraversando l’Italia con le insegne del Rotary, per poi condividere il gesto di solidarietà direttamente con la Comunità locale. Ciò il prima possibile, attesa l’urgente esigenza del mezzo di trasporto, ripetutamente rappresentataci.

A gennaio, dopo una felice raccolta di fondi, è stato, dunque, possibile acquistare il pulmino, uno “Scudo” a nove posti, e nella mattinata di venerdì 6 febbraio 2015, presso il Palazzo dei Cavalieri di Rodi, alla Piazza del Grillo, si è svolto l’evento per la sua formale offerta all’Ordine di Malta.

I numerosi soci del R. C. Mediterraneo sono stati accolti dal Presidente del Cisom, Narciso Salvo di Pietraganzili. In rappresentanza della Guardia di Finanza era presente il Ten. Col. Guido Clementi. 

Il Presidente Salvo di Pietraganzili, illustrando con dovizia di dettagli la storia dei luoghi, ci ha fatto visitare la Chiesa di San Giovanni Battista dei Cavalieri di Rodi, le stanze dell’antico palazzo quattrocentesco e la mirabile loggia, che affaccia sulla Basilica Ulpia e sui fori imperiali, svelando uno scenario di incomparabile bellezza.

Dopo la colazione, ci siamo recati nella Piazza del Grillo, ove, dopo le parole di ringraziamento del Presidente del Cisom ed un breve discorso del nostro presidente, il pulmino, “strumento per fare del bene, insieme a coloro che lo condurranno nell’isola di Lampedusa”, è stato benedetto dal Cappellano dell’Ordine di Malta, Mons. Natale Loda, che ha affettuosamente suggellato l’evento.

Dopo la foto di rito con il pulmino, i soci del Rotary Club Roma Mediterraneo hanno "incoraggiato" la partenza.

Il presidente, Davide Avola, Daniele Fabi e Umberto Moruzzi si sono dunque mossi alla volta di Lampedusa, sfidando il maltempo e facendosi carico del correlato rischio – da molti segnalato - che la nave per Lampedusa, sabato sera, non potesse salpare.

La buona stella del Rotary ha, però, accompagnato il viaggio.

A Messina la rappresentanza del nostro club è giunta nel tardo pomeriggio di venerdì. I due “autisti” del pulmino, Davide Avola e Daniele Fabi, hanno trovato la strada spianata e non hanno dovuto fronteggiare alcunché se non l’apprensione del presidente, che li invitava continuamente ad una guida più moderata e a mantenere la distanza di sicurezza.

La mattina dopo, all’Hotel Royal, si è svolto l’interclub con il Rotary Club Stretto di Messina. A Roma già si erano incontrati il nostro presidente ed il tesoriere del club siciliano, Giovanni Mollica. Lì la nostra rappresentanza è stata affettuosamente accolta dal past president Lorenzo Aricò, cui, con grande orgoglio, è stato subito mostrato il pulmino.

I soci dei due club si sono, dunque, intrattenuti in una piacevole colazione, secondo il migliore spirito di amicizia rotariana. Il Comandante Aricò ha fatto dono al presidente di un bellissimo libro sulla Sicilia religiosa e gastronomica e ai soci del R.C. Roma Mediterraneo del gagliardetto del club.

Poco dopo, la partenza per Agrigento ed ivi giunti il pulmino, in attesa di un imbarco ancora incerto, ha riposato alle pendici della collina ove sorge il tempio di Giunone, nella “Valle dei templi”.

I nostri amici si sono, invece, concessi, in una giornata baciata dal sole, un’amena passeggiata archeologica, tra i mandorli in fiore e le possenti vestigia della Magna Grecia.

Verso le 18.00, a Porto Empedocle, le luci del traghetto che avrebbe dovuto compiere la traversata si sono improvvisamente illuminate: era questo il segno che il nostro pulmino, la mattina dopo, avrebbe toccato il suolo di Lampedusa.

Ed infatti, nella tarda serata, con emozione ed orgoglio, la nostra rappresentanza si è imbarcata.

Alle prime luci dell’alba di domenica 8 febbraio è apparsa finalmente, di lontano, la sagoma di Lampedusa. 

Allo sbarco, i nostri amici sono stati accolti dai volontari del Cisom, comandati dal Maresciallo Giuseppe Lo Menzo.

Subito si sono recati nel luogo più evocativo dell’isola: la Porta d’Europa, posta nel lembo più a Sud, di fronte all’Africa, simbolico punto di contatto, nel Mediterraneo, tra due civiltà.

Nell’intimo, ciascuno ha vissuto qualcosa di profondo in quel momento e siamo stati tutti consapevoli delle idealità che siamo chiamati a vivere e promuovere in quanto soci del R.C. Roma Mediterraneo.

E’ seguito l’incontro con la Comunità di Lampedusa, nella piazza del paese. Al termine della Santa Messa, il Vice Parroco celebrante, Don Giorgio Casula, ha comunicato ai fedeli la presenza dei membri del R.C. Roma Mediterraneo, lodando la nostra iniziativa benefica. E’ dunque uscito nella piazza, insieme ad uno stuolo di chierichetti, e, alla presenza di tutte le Autorità locali, ha benedetto il nostro pulmino.

Erano presenti il Vice Sindaco, Damiano Sferlazzo, in sostituzione del Sindaco Giusi Nicolini in missione a Roma, il Ten. Comandante G.d.F. Leonardo Gnoffo, il Ten. Comandante dell’Aeronautica Vito Bitetto, il Cap. di Corvetta della Guardia Costiera Arena, il Parroco Don Mimmo Zambito, l’intero Corpo dei volontari del Cisom e tanti lampedusani. Molto ha impressionato lo spirito solidale che immediatamente comunica questa comunità di persone. Tutti cooperano, l’uno con l’altro, ed è questo, presumibilmente, il segreto che consente, in un luogo così lontano e difficile, di mantenere viva l’identità locale, nonostante i massicci flussi migratori.

Nella piazza di Lampedusa, alla presenza del Vicesindaco, è stata effettuata la formale consegna del pulmino.

Dopo una breve visita dei luoghi più suggestivi dell’isola, si è svolto un incontro conviviale alla presenza delle locali Autorità del Cisom, della Guardia di Finanza e dell’Aeronautica, insieme a molti lampedusani.

I saluti del presidente e la lieta notizia che il nostro pulmino verrà presto munito di un defibrillatore sono stati però rattristati da una repentina chiamata della Guardia costiera.

I medici e gli infermieri del Cisom sono dovuti partire immediatamente per un’operazione di salvataggio. Il giorno dopo, rientrati i nostri amici a Roma, la lettura dei giornali ha reso manifesto come quegli istanti, di cui essi sono stati spettatori, costituivano i primi segnali di un’ennesima tragedia che si stava compiendo in prossimità delle coste dell’isola. E se ciò ci ha ulteriormente convinto della meritevolezza del progetto che abbiamo realizzato, resta tanta amarezza, perché siamo consapevoli che l’impagabile generosità della Comunità, militare e civile, lampedusana non basta.

Non è possibile affermare che, nella fase attuativa del nostro progetto Lampedusa, “il viaggio” sia stato più importante della “destinazione”, cioè dell’obiettivo raggiunto. Le finalità benefiche ed ideali, che ci eravamo proposti, sono state conseguite mediante l’acquisto e la peculiare destinazione del pulmino. Non vi è dubbio, tuttavia, che il viaggio, per chi lo ha compiuto,  anche idealmente, sia stato particolarmente significativo. Esso ha cementato l’amicizia tra i partecipanti, è stato gioioso e formativo, ha conferito umanità alla nostra azione e, soprattutto, ha reso palpabile che essere rotariani ha senso. E’ stato bello constatare che, attraverso gli aggiornamenti reali su WhatsApp, le email, gli sms, le telefonate anche molti soci rimasti a Roma, con personale rammarico, hanno intensamente partecipato al viaggio del nostro club verso Lampedusa. Al punto che qualcuno, quando l’imbarco del pulmino era incerto e le voci si rincorrevano, tra il serio e il faceto, ha scritto: “Mi sembra di seguire lo sbarco sulla luna”.

Un ringraziamento particolare al Gen. G.d.F. Francesco Mattana, al Col. G.d.F. Joselito Minuto, al Dott. Mauro Casinghini, Direttore Cisom.

 

Una nuova P.A. Interclub con il R.C. Roma Nord, relatore il Presidente Filippo Patroni Griffi

Il 20 gennaio, all’Hotel De La Ville in via Sistina, ci siamo riuniti in interclub con il R.C. Roma Nord, con il quale quest’anno già abbiamo condiviso la serata su San Francesco d’Assisi.

Dopo i saluti di rito dei presidenti dei due club, Luigi Daniele ed Arnaldo Morace Pinelli, accompagnati dalle loro consorti, si è svolta la conviviale, magistralmente "sorvegliata" in ogni dettaglio dal prefetto del club Roma Nord, Isabella Stoppani.

Al termine della cena Luigi  Daniele ha presentato il relatore, il Presidente di Sezione del Consiglio di Stato Filippo Patroni Griffi, che ha parlato sul tema «Una nuova pubblica amministrazione: un’araba fenice o un traguardo possibile?».

Ogni questione, connessa al delicato argomento, è stata affrontata con la massima competenza e non comune pragmatismo dall’illustre ospite, già Ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione del Governo Monti e Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri del Governo Letta. Dopo l’esaustiva relazione, che ha posto in evidenza le luci e le ombre del presente ed individuato gli obiettivi futuri da perseguire, è risultata evidente l’inconsistenza di molti luoghi comuni ed è stato compreso il valore di una P.A. efficiente per lo sviluppo del Paese.

Il dibattito che è seguito ha posto sul tappeto molte problematiche (il rapporto tra amministrazione e politica, talvolta schizofrenico, la difficoltà di conciliare l’obiettivo di una P.A. efficiente con la c.d. Spending review, i rischi di scelte demagogiche), sciolte con grande equilibrio dal Presidente Patroni Griffi.

La bellissima serata ha confermato il consolidato rapporto di amicizia tra i due club e suscitato il desiderio di ulteriori collaborazioni future.

Dopo lo scambio dei gagliardetti ed il rintocco della campana, con gioia e vivo compiacimento il nostro presidente ha salutato i soci del nostro club, i loro ospiti (tra cui Antonio Pugliese, in compagnia di Umberto Moruzzi) ed i membri del nostro Rotaract (c’era anche il presidente, Paolo Bianchi), accorsi numerosi al prestigioso evento.

 

 

Le decisioni di fine vita. Riflessioni giuridiche, mediche ed etiche

Il 14 gennaio, nella splendida cornice della Sala del Giardino d’inverno del Parco dei Principi, si è svolta la prima conviviale del club dell’anno 2015.

In questo trimestre, espressamente dedicato ai soci, il presidente ha voluto tentare un esperimento nuovo: affrontare un tema «sensibile», analizzandolo da diverse prospettive, avvalendosi delle specifiche professionalità dei soci, allo scopo di stimolare un successivo, costruttivo dibattito.

Tema della serata «Libertà di curarsi e decisioni di fine vita». Corelatori Arnaldo Morace Pinelli, Mario Marcellini e Daniele Fabi, che hanno sviscerato il delicato argomento dal punto di vista giuridico, medico ed etico.

Il vivere costituisce un diritto o un dovere? La vita umana appartiene al singolo, che ne può disporre, ovvero appartiene ad un’entità superiore (Dio, la società, lo Stato) e costituisce un bene indisponibile? La vita è un valore assoluto o prevale l’autodeterminazione della persona, che può spingersi sino alla decisione estrema di pretendere la fine della propria esistenza? Questi laceranti interrogativi, che accompagnano l’uomo dalla notte dei tempi, hanno fatto da sfondo alle relazioni, che, peraltro, si sono mantenute su un piano rigorosamente tecnico.

E’ stato illustrato il diritto di curarsi, che comprende anche quello di rifiutare le cure, radicato nell’art. 32 Cost., drammaticamente posto all’attenzione della nostra società dal caso Welby; è stato affrontato il problema dell’accanimento terapeutico e con esso quello dell’ammissibilità o meno di valide decisioni c.d. «di fine vita», determinante ai fini della soluzione del caso Englaro; si è parlato di consenso informato e del rapporto giuridico che lega attualmente, nel nostro ordinamento, medico e paziente. Taluno ha lamentato la mancanza di una legge che regoli la materia. Altri ritengono, invece, che, se la politica non è un grado di individuare soluzioni ragionevoli, l’assenza di una legge speciale sia preferibile.

Vivace e stimolante il dibattito, che si è protratto sino alla Mezzanotte.

Probabilmente, al suono della campana, ci siamo lasciati con più dubbi che certezze, ma fortemente arricchiti, per avere sfiorato problemi, che attengono alle zone più intime della nostra esistenza.

 

 

La «festa degli auguri»

Quest’anno la «festa degli auguri» si è svolta nella gioiosa cornice del Casale di Tor di Quinto, ove Marianna ci ha riservato una delle sale più prestigiose.

Eleganti gli addobbi ed imbandite con estrema cura le tavole, sotto l’occhio attento del nostro impeccabile prefetto Francesco Caristo.

I soci ed i loro amici e parenti hanno iniziato ad affluire nel tardo pomeriggio della domenica, mentre i due gemellini del presidente, Enrico ed Anna, imperversavano nelle sale, combinandone di tutti i colori. Il felice papà alternava sulle sue spalle ora l’uno, ora l’altra. Per un saluto è comparsa anche Rosaura con il suo meraviglioso bebè (Matteo) di appena sei mesi.

 

 

Dopo un graditissimo aperitivo, gli animatori della serata, Michele Montesoro e Marco degli Abbati, hanno aperto i tradizionali giochi natalizi.

 

 

 

 

 

 

 

 

In un’atmosfera particolarmente divertente e non immune da una certa competitività, con equità la prima tombola è stata fatta da un ospite, la seconda da un socio (onorario), la Sig.ra Mirella Murè.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche il presidente, omaggiato di un bel corno portafortuna da Angela Zifarone, si è visto attribuire un ricco cesto natalizio a fronte di una rocambolesca «cinquina», chiusa con l’uscita del numero 17, di regola non fortunato.

 

 

Alle 21.00 è iniziata la conviviale. Dopo gli inni di rito, ha preso la parola il presidente per ringraziare i soci per il contributo da ciascuno prestato per il buon esito della serata, finalizzata anche alla raccolta dei fondi per la realizzazione del nostro progetto c.d. Lampedusa, giunto ormai alla fase attuativa.

 

 

Grande gioia ha suscitato la presenza di persone care al club da tempo assenti: Francesco, il marito di Angela Notarantonio, e Roberto Caponigro, accompagnato dalla moglie Felicia. Il presidente molto si è rallegrato, inoltre, della presenza, finalmente, di Duilio Massa, uno dei paladini dell’idea del Mediterraneo, che quest’anno stiamo cercando di rivitalizzare. In tale prospettiva, è stato molto bello vedere riuniti intorno allo stesso tavolo, insieme a Duilio, le due amatissime socie onorarie, che ripropongono con la loro presenza le idealità dei nostri compianti soci Giuseppe Spadea e Giuseppe Murè.

Massiccia la rappresentanza del nostro Rotaract, guidata dal past president Martina Covino e dal presidente incoming Giulia Vespa. Paolo Bianchi non ha tuttavia mancato di portarci personalmente i suoi saluti, nonostante i gravi impegni familiari che gli hanno impedito di trattenersi e di prendere parte alla nostra festa.

Nel corso della serata, il presidente, insieme alla moglie Paola, ha recato a tutte le signore e signorine presenti il tradizionale omaggio natalizio: una collana realizzata in ceramica artigianale.

 

 

L’arrivo del dolce ha segnato l’apertura dell’asta di beneficienza, nel corso della quale Michele Montesoro, con generosità, passione e simpatia, ha disperso gli oggetti donati dai membri del direttivo e da taluni dei soci, anche valendosi delle puntuali perizie enologiche del nostro prefetto.

Assai conteso è risultato l’olio delle campagne del past president Nicola Roselli, battuto con determinazione da Orazio Ciarlo. Il prefetto si è aggiudicato dell’eccellente Amarone, mentre una raffinata confezione di champagne millesimato è finita in casa Assumma. Il presidente è riuscito ad aggiudicarsi l’ultimo cesto gastronomico posto all’incanto.

 

 

Dopo il brindisi e lo scambio degli auguri sono stati estratti i cinque biglietti della riffa. Il primo premio, una bellissima stampa romana del Settecento, datata e firmata, rappresentante una scena mitologica, è stato vinto dalla fortunata Mercedes Luzzi Conti.

 

 

La dea bendata ha invece assegnato a Lucilla Bonavita il secondo premio, un bel denario di Settimio Severo, e ad Alessandro Moruzzi, figlio del nostro socio Umberto, l’eccellente cosciotto di culatello, che costituiva il terzo premio. Maria Angela Caristo si è aggiudicata un panettone di consolazione.

 

 

 

 

 

Il rintocco della campana ha segnato la fine della bellissima serata, vissuta da tutti con grande familiarità, nel più tradizionale spirito natalizio.

Per dovere di cronaca, la raccolta fondi ha superato la più benevola delle previsioni: quasi quattromila Euro. Grazie, in particolare, a Michele e Gaia Montesoro, a Marco e Patrizia Degli Abbati, a Francesco Caristo.

 

La visita del Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma, Prof. Riccardo Di Segni

Il 10 dicembre, al Parco dei Principi, insieme agli amici del Rotary Club Roma Appia Antica, abbiamo avuto l’onore di avere come ospite il Rabbino Capo della Comunità ebraica di Roma, il Prof. Riccardo Di Segni, accompagnato dalla gentile consorte.

L’importante serata, momento centrale di quest’anno rotariano, in considerazione di ciò che il Prof. Di Segni, tra le massime autorità spirituali e morali del nostro Paese, rappresenta per la città di Roma e per la Comunità internazionale, è stata resa possibile grazie agli affettuosi uffici del Prof. Emanuele Calò, presente insieme alla moglie Claudia, e al PDG Roberto Scambelluri, socio del R.C. Appia Antica e personalità assai cara al nostro club.

Dopo gli emozionati saluti dei presidenti, Arnaldo Morace Pinelli e Francesco Mengucci, il Rabbino Capo ha preso la parola e trattato il tema “Prospettive delle religioni”, lumeggiando i punti di vicinanza e di diversità che hanno storicamente caratterizzato le tre grandi religioni monoteiste e ponendo l’accento sul fondamentale ruolo che le religioni oggi rivestono per la crescita morale delle società e lo sviluppo della persona umana.

La conviviale si è svolta nella massima cordialità e al suo spirare il Rabbino Capo ha risposto alle domande dei soci, sciogliendo i nodi più delicati del dibattito, che la sua profonda ed efficace relazione aveva alimentato.

A conclusione della serata i presidenti, a nome dei due club, hanno donato al Rabbino Capo una bella stampa settecentesca romana, di tema religioso («Il furto degli idoli»).

Ulteriori doni sono stati consegnati dal presidente del nostro Rotaract, Paolo Bianchi, e da Anna Notarantonio, che ha confezionato, con toccante semplicità, un significativo simbolo di pace universale.

Una serata veramente indimenticabile, illuminata dalla personalità del Prof. Di Segni, chiusa dal rintocco, quanto mai evocativo, della campana, che i due presidenti, accomunati da non comune sintonia, hanno voluto suonare insieme.

Il Rabbino Capo, con la Sua presenza, ci ha donato una grande gioia e di ciò gli siamo infinitamente grati.

 

Un momento di riflessione sulla vita del club: la conviviale del 3 dicembre 2014

 

La conviviale del 3 dicembre, al Parco dei Principi, ha costituito l’occasione per fare il punto sulla recente vita del club, densa di avvenimenti di rilievo.

Molto si è parlato della visita del Presidente Internazionale Gary Huang, che ha voluto incontrare personalmente tutti i presidenti dei Rotary del Distretto 2080, e dell’evento organizzato in suo onore al Salone Margherita il 10 novembre 2014, caratterizzato dalla superlativa e commovente esibizione di Dergin Tokmak, ballerino poliomielitico dall’età di un anno, soprannominato «l’angelo zoppicante», capace, attraverso le sue stampelle, di librarsi in danze armoniche, estremamente evocative. Il Presidente Internazionale ha tenuto a ribadire il valore centrale del progetto di eradicazione della Polio nel mondo e l’importanza dell’impegno rotariano: da soli non possiamo nulla ma insieme facciamo molto ed accendiamo la luce del Rotary, che simboleggia le decine di migliaia di progetti che ogni anno i singoli club realizzano, migliorando la vita sul pianeta.

La conviviale ha poi costituito l’occasione per rinnovare gli auguri a Luigi Pulli, eletto nell’assemblea del 19 novembre 2014 presidente per l’anno rotariano 2016/2017. In quell’assise dei soci è stato pure nominato il consiglio direttivo che guiderà il club nell’anno rotariano 2015/2016 insieme al nostro presidente incoming Mauro Covino: vicepresidenti, Marina Baldi e Marco Degli Abbati; tesoriere, Franco Bonavita; segretario, Ernesto La Rosa; prefetto, Orazio Palermo; consiglieri, Daniela Girardi, Carlo Parascani e Antonella Ruggeri. A tutti i nostri auguri e ringraziamenti.

 

Durante la conviviale, infine, i partecipanti ai seminari distrettuali Rotary foundation  e Progetti (Latina, 29 novembre 2014) hanno illustrato ai soci le personali impressioni maturate nel corso dell’evento e rinnovato entusiasmo ha suscitato l’obiettiva constatazione che il nostro progetto c.d. Lampedusa, presentato attraverso un cartellone predisposto da Umberto Moruzzi, benché non iscritto in concorso, è risultato tra i più apprezzati.

Il resoconto sui lavori di Latina ed il dibattito che ne è scaturito hanno trasformato la conviviale in un costruttivo momento di formazione rotariana.

 

Torneo di Burraco al Casale di Tor di Quinto

Nella splendida cornice del Casale di Tor di Quinto, sabato 8 novembre, si è svolto il primo torneo di burraco dell’anno rotariano.

 

 

Il club – come sempre – ha risposto con entusiasmo all’iniziativa che, oltre a costituire un momento di grande familiarità tra i soci ed i loro amici, rappresenta uno degli eventi di raccolta fondi più significativi per le nostre iniziative benefiche.

Marianna Macedonio, la proprietaria del magnifico casale, ci ha ospitato con il consueto affetto, mettendoci a disposizione due sale, una per il torneo ed un’altra per la cena conviviale.

Nando e Giulia Visione, con la loro gentilezza e professionalità, hanno arbitrato il torneo alla perfezione, come sempre: quattro sfide per ciascuna coppia, che hanno visto classificarsi al terzo posto, primi del nostro club, Michele e Gaia Montesoro.

 

La palma del primo classificato è toccata alla coppia capitanata proprio da Giulia, mentre al secondo posto si sono posizionati due amici di Mauro Covino, Fabio e Federica.


 

Il presidente ha giocato in coppia con la propria moglie Paola, posizionandosi ultimo nella graduatoria finale. Si è detto, peraltro, che, in quanto «padrone di casa», non poteva fare diversamente. Ha tuttavia pareggiato lo scontro diretto con l’incoming Mauro Covino, che giocava insieme alla propria moglie Laura.

 

 

La premiazione è avvenuta prima della cena. Gaia Montesoro, molto attiva nell’organizzazione dell’evento, ha provveduto alla premiazione insieme al presidente. Anziché coppe, è stato assegnato ai vincitori dell’ottimo olio nostrano, risultato graditissimo.

 

 

Ottima la cena, svoltasi in un clima allegro e veramente familiare.

Proprio un bel pomeriggio, insomma, sia per la consistente raccolta benefica che è stata effettuata, primo tassello per la realizzazione del nostro progetto c.d. Lampedusa, sia per l’affiatamento sincero e spontaneo tra i partecipanti al torneo.

 

 

 

Ha fatto veramente piacere riscontrare che molti dei presenti, pur non rotariani, giudicano l’iniziativa del nostro club un imperdibile appuntamento dell’anno, lieti della nostra compagnia e sapendo di divertirsi facendo del bene.

 

 

 

 

 

 

 

Tutti si sono prodigati per il successo dell’iniziativa. Un grazie speciale a Michele e Gaia, a Marco e Patrizia, al sempre impeccabile prefetto del club, a Paolo e a Franco, che pur non essendoci ha trovato il modo di farci sentire il suo affetto.

 

 

Santa Messa in memoria dei soci defunti

 

Il 30 ottobre, nella Chiesa di S. Anna in Vaticano, S.E. Rev.ma l’Arcivescovo Mons. Francesco Gioia ha celebrato la S. Messa in memoria dei soci defunti e delle persone a noi care scomparse nel corso del presente anno.

In un momento molto intimo ed intenso, ricordando le persone di Peppino Murè, di Giuseppe Spadea e di Umberto Altamura, ci siamo sentiti uniti e in comunione nel nobile percorso che ha visto germogliare e crescere il nostro club, nelle idealità del passato che costituiscono il più alto stimolo per il futuro della nostra istituzione.

Con grande commozione abbiamo anche ricordato i parenti e gli amici che ci hanno lasciato in quest’anno, stringendoci con particolare affetto attorno a Lauretta, che ha recentemente perduto l’amata mamma.

 

“San Francesco, fratello di tutto e di tutti” conferenza di S.E. Rev.ma l’Arcivescovo Mons. Francesco Gioia

 

Il 22 ottobre, nella prestigiosa sede di Palazzo Torlonia, a via Bocca di Leone, resa eccezionalmente disponibile grazie agli affettuosi uffici di Gianluca Fonsi, si è svolto l’interclub che ci ha visti protagonisti insieme al R.C. Roma Nord, al R.C. Roma Centenario e al R.C. Fiuggi.

Presenti alla serata anche il P.D.G. Roberto Scambelluri, sempre vicino al nostro club, e l’amatissima Patrizia Cardone, nostro Assistente del Governatore, accompagnata dal marito Arch. Giovanni Di Lullo.

Dopo i saluti dei quattro presidenti (Arnaldo Morace Pinelli, Luigi Daniele, Tiziana Di Carlo ed Andrea Piglia), il relatore della serata, S.E. Rev.ma l’Arcivescovo Mons. Francesco Gioia, ha trattato il tema «San Francesco, fratello di tutto e di tutti, nel contesto dell’attuale problematica dell’ecologia», rivelandoci un aspetto talvolta sottovalutato della personalità del Santo d’Assisi e cioè il suo speciale rapporto con la natura. Gli elementi cosmici, gli animali, le persone discendono tutti dal medesimo Creatore e sono dunque fratelli e sorelle tra loro.

 

 

Di qui il valore di tutte le creature, anche le più umili, quali i vermi, che San Francesco, quando vi si imbatteva lungo le strade, collocava in luoghi sicuri per preservarne l’esistenza, ovvero l’acqua: quando il Santo si lavava le mani faceva sempre attenzione a non calpestarla.

La chiave di lettura ambientalista si ricava dal celeberrimo Cantico delle creature, che contempla astri ("frate sole" e "sora luna"), fenomeni atmosferici ("frate vento"), gli elementi ("sora acqua", "frate focu") per non parlare di "nostra matre Terra" che "produce diversi fructi con coloriti flori et herba". Per tali motivi San Francesco è stato anche proclamato Patrono dell’ecologia.

Più nel profondo Mons. Gioia ha rivelato l’essenza della spiritualità francescana, rivoluzionaria per la sua epoca ed ancora estremamente attuale.

 

 

Dopo la conviviale il nostro club ha omaggiato l’illustre ospite con il gagliardetto ed una preziosa medaglia d’argento del Pontificato di Pio IX molto evocativa. Nel retro vi è l’immagine del Buon Pastore e S.E. Rev.ma, quest’anno, ci sarà vicino anche in un altro essenziale momento della vita del nostro club celebrando la S. Messa in memoria dei nostri soci e delle persone a noi care scomparse nel corso di quest’anno.

 

 

Mons. Gioia ha voluto concludere questa serata d’intensa spiritualità con la preghiera del Padre nostro, la più universale tra le invocazioni, ed una benedizione ai presenti, con molta delicatezza impartita nel significato più intimo ed esteso di «augurio di bene».

 

La gita ad Ischia

 

Meravigliosa la gita del nostro club ad Ischia. Tanti i soci partecipanti, accompagnati da mogli e mariti, giornate bellissime, luoghi incantati. Mascottes del club i due gemellini del presidente, Enrico ed Anna, veramente incontenibili nella loro vivacità, cui tutti i soci si sono amorevolmente dedicati.

Il 17 ottobre, all’arrivo, dopo la sistemazione all’interno del Castello aragonese, una delle residenze private più belle d’Italia, abbiamo visitato l’isolotto su cui il maniero sorge ed ove si è sviluppata la comunità dell’isola d’Ischia.

Scenari mozzafiato: da una parte Capri, dall’altra Procida, Vivara, il Golfo di Napoli.

Alle pendici dell’isolotto il borgo di Ischia Ponte, collegato attraverso un lungo ponte di pietra realizzato alla fine del Quattrocento.

Di grande interesse la visita della Cattedrale, della Chiesa dell’Immacolata, che in questi giorni accoglie per un restauro due sarcofagi egizi, del cimitero delle Clarisse, del carcere politico borbonico.

La sera, una deliziosa cena sul mare, al ristorante Cocò.

 

 

Il sabato è iniziato con una gita alla vigna di Flaiano, ove il Rotary Club Isola d’Ischia ci ha accolto nelle persone del suo Presidente, Dott. Antonello Starace, e del socio Enzo Cautiero. Dopo la visita delle cantine storiche, assai divertente l’ascesa alle vigne, attraverso un artigianale impianto di risalita.

Lì abbiamo degustato una serie di prodotti locali, contemplando la bellezza del Golfo da uno straordinario punto panoramico.

Subito dopo ci siamo recati alle famose terme dei Giardini Poseidon, lungo la spiaggia di Citara. I soci del club hanno indossato il costumino ed in una giornata d’estate hanno goduto dell’amena località sino al tramonto.

La sera, nel bosco del Cretajo, all’interno dell’isola tra Casamicciola e Barano, nel noto locale di Riccardo D’Ambra, si è svolto l’interclub con gli amici del Rotary Club Isola d’Ischia.