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Una passeggiata nella Roma barocca

Il 6 giugno Gianluca Vanin ci ha guidato attraverso la Roma barocca, svelandoci un punto di vista nuovo e cioè la peculiare dimensione spaziale dell’architettura di quell’epoca, protesa ad occupare gli spazi esterni ai monumenti e a spingersi ad altezze infinite, secondo i più severi canoni della Controriforma. Il nostro illustre past president non si è, dunque, limitato ad una fungibile illustrazione delle opere, ma ci ha offerto un’originale lettura delle stesse, attraverso parametri innovativi e l’abbandono all’impatto spaziale.

L’appuntamento era fissato a Sant’Andrea al Quirinale. Oltre al presidente c’erano Adolfo e Tommasina, Federica Vanin, i past president Lauretta Testa e Nicola Roselli, Daniele Fabi e la nostra socia onoraria Mirella Murè.

La chiesa costituisce, notoriamente, un capolavoro del Bernini, tuttavia è ancora legata a moduli classici e rinascimentali. La facciata si apre su un piccolo sagrato dilatato da due ali concave, che ampliano illusionisticamente lo spazio sul modello del colonnato della basilica di San Pietro. Completano la facciata una gradinata semicircolare ed un portico monumentale retto da colonne ioniche, che ne copre la finestra. La pianta interna è ovale con l'asse maggiore trasversale, in modo da dilatare in un ampio respiro le limitate dimensioni dell’ambiente.

Di qui ci siamo portati a San Carlino, a pochi metri di distanza, frutto del genio di Borromini. La facciata svela il Barocco: ogni angolo è smussato e non è consentito all’occhio di posarsi su alcun punto definito. Le linee non si spezzano mai e tutto è in movimento. L’interno della struttura prosegue all’esterno, senza soluzione di continuità.

Attraverso i vicoli di Roma siamo, dunque, giunti a Sant’Ivo alla Sapienza, del Barocco considerata il sommo capolavoro. La decostruzione degli schemi rinascimentali, operata dal genio ticinese, si manifesta in modo evidente nella scomparsa del tamburo della cupola, che poggia direttamente sui pilastri. Eppure il classicismo trova un’aperta citazione proprio in quest’ultimo elemento, che riproduce la cupola del Pantheon.

La magica lanterna è animata da un moto ascensionale che eleva lo Spirito all'infinito, come le colonne del celeberrimo baldacchino di Bernini in San Pietro.

Gianluca ci ha in seguito condotti a Santa Maria della Pace, che  costituisce un brillante esempio di come una facciata barocca ambisca a dominare l’attigua piazza. Capolavoro di Pietro da Cortona, tale facciata voleva simulare un palcoscenico teatrale. La chiesa si spinge in avanti, riempiendo quasi completamente lo spazio della piccola piazza che la precede.

Il miracoloso equilibrio di Piazza Navona, che sorge sullo Stadio di Domiziano, celeberrimo luogo di naumachie, prelude all’ingresso in Sant’Agnese in Agone, “cappella privata” dell’adiacente palazzo Pamphilj, una delle chiese più sfarzose di Roma, armonica in ogni suo punto nonostante gli sfavillanti elementi che l’affastellano ed ultima tappa della nostra passeggiata nel barocco romano.

Dopo tanta bellezza, la mattinata si è degnamente conclusa al tavolo di un’antica osteria, in un clima veramente amichevole e familiare.

Una giornata memorabile, dunque, in cui Gianluca ci ha fatto dono del caleidoscopio che svela il mirabile segreto del Barocco, ultimo insegnamento dell’Urbe al mondo. Siamo veramente grati al nostro past president per questo tangibile segno d’attaccamento al club.   

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