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Il passaggio della campana

Il primo luglio, al Parco dei Principi, si è svolto il tradizionale “passaggio della campana”, quest’anno tra Arnaldo Morace Pinelli e Mauro Covino. Una vera festa, alla quale, con entusiasmo e gioia, hanno partecipato quasi tutti i soci, in compagnia delle loro gentili consorti. Erano presenti anche il nostro Assistente del Governatore, l’Arch. Patrizia Cardone, con il marito Giovanni Di Lullo, il P.D.G. Roberto Scambelluri. Ospiti del club, Paolo Bianchi e Giulia Vespa, rispettivamente presidente ed incoming del nostro Rotaract. A metà serata è sopraggiunta anche Martina Covino, che per nulla al mondo avrebbe voluto perdere il passaggio del collare al suo papà, rendendolo veramente felice.

Dopo la sua relazione finale - di cui qui di seguito riproduciamo il testo integrale, corredato di qualche ulteriore immagine - nel corso della  conviviale il presidente ha donato a tutti i soci una pubblicazione intitolata “Un anno di Rotary”, dallo stesso curata avvalendosi dell’impagabile apporto di Umberto Moruzzi, che illustra l’attività dell’anno rotariano e bene testimonia l’amicizia che ci lega. L’originale copertina, ideata da Umberto, riproduce la targa del nostro club affissa all’ingresso del Parco dei Principi.
Con una certa autoironia, il volumetto si conclude con una foto del presidente innanzi al sarcofago di Selene ed Endimione, che simboleggia, con non celato sarcasmo, la “chiusura” dell’anno rotariano e l’apertura di un nuovo capitolo.

E’ seguito il conferimento delle “Paul Harris”.

Esse sono state  assegnate, tra gli applausi, ad Umberto Moruzzi, a Mauro De Santis e a Gaia Montesoro.

In particolare, l’attribuzione della più alta onorificenza rotariana a quest’ultima riconosce, ufficialmente, il prezioso contributo che molte mogli dei soci apportano alla vita del club.


Il presidente ha poi consegnate due targhe ricordo all’Assistente del Governatore, Patrizia Cardone, e al P.D.G. Roberto Scambelluri, per esprimere loro la gratitudine del club per il costante supporto prestato alle sue iniziative.

Infine una coppia d’orecchini è stata donata alla nostra brava Elena.

A questo punto i membri del consiglio direttivo, rompendo il cerimoniale, hanno circondato il presidente e Gianluca Fonsi ha pronunciato commoventi parole al suo indirizzo, lodandone l’impegno ed i risultati conseguiti.

Il segretario Daniele Fabi ha, quindi, appuntato sul bavero della giacca del presidente, alquanto commosso, la Paul Harris di cui il Consiglio direttivo ha inteso omaggiarlo.

Alla Signora Paola è stato donato un meraviglioso mazzo di fiori.

E’ seguito il passaggio del collare. Il presidente ha chiamato Mauro, si è tolto il collare e, dicendogli forte “Onoralo”, glielo ha messo al collo, appuntandogli anche il suo distintivo.

Dopo le brevi parole di ringraziamento di Mauro, contenenti anche un importante invito a perseguire il valore della tolleranza, il nuovo presidente ed il past president hanno concluso la bellissima serata tra gli applausi di tutti, suonando insieme la campana.


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La relazione finale del presidente, Arnaldo Morace Pinelli


Nel prendere la parola devo innanzitutto scusarmi con il mio amico Marco Degli Abbati, che ho sempre bonariamente canzonato per essere stato troppo prolisso, anni fa, nel medesimo frangente.
Anche io non sarò breve. Effettivamente il presidente, alla conclusione del suo anno, ha qualcosa da dire, frutto dell’esperienza che ha maturato, e mi pare opportuno la dica, offrendo l’estremo contributo nell’interesse del club.
La mia relazione può suddividersi in tre parti. La prima rigorosamente obiettiva, in cui illustrerò, in estrema sintesi, ciò che abbiamo realizzato; la seconda assolutamente soggettiva (e dunque opinabile), in cui desidero condividere con voi talune idee che ho elaborato nel corso dell’anno; infine, una parte che reputo doverosa, in cui esprimo i miei ringraziamenti. Procedo, dunque, secondo questo schema.  


I


L’anno rotariano 2014/2015 è stato incentrato sul rilancio dell’idea del Mediterraneo, che ha ispirato la costituzione del nostro club, imprimendogli la peculiare identità. La cultura germogliata nella Grecia antica e nella Roma imperiale, Caput Mundi, ha impresso radici comuni alle odierne Nazioni dell’area del Mediterraneo, che costituisce dunque, storicamente,  un luogo privilegiato d’incontro sociale, economico, culturale e religioso, propedeutico alla realizzazione della pace tra i popoli vagheggiata da Paul Harris. Quest’idea cardine ha consentito di superare il principio di territorialità ed, eccezionalmente, di attribuire ad un singolo club, quale sfera di competenza della sua azione, l’intero bacino del Mediterraneo.  E pertanto, nell’art. 1 del nostro Regolamento, tra gli scopi del club, è indicato anche quello “di incidere sulle realtà socio-economiche-culturali dell’intera area del Mediterraneo, conformemente al nome” in cui esso “si riconosce”.
Un’idea entusiasmante quanto ambiziosa, che abbiamo cercato di attuare innanzitutto attraverso i progetti dell’anno rotariano.
In tale prospettiva è stato concepito il progetto su Lampedusa, luogo simbolo del Mediterraneo e, oggi, vera e propria porta d’Europa, con il coinvolgimento della Guardia di Finanza, dell’Ordine di Malta, dell’intera comunità, civile e militare, dell’isola. Attraverso il nostro progetto il Rotary è sbarcato sull’isola, ove non era in alcun  modo rappresentato, apportando la sua goccia di solidarietà ed un concreto segno di fratellanza tra i popoli. Il progetto è stato apprezzato anche dal Distretto 2080, che lo ha sovvenzionato, pubblicizzato sulla stampa rotariana [Voce del Rotary (n. 106/febbraio-marzo 2015); Rotary (n. 2/marzo 2015)] ed ufficialmente encomiato. Il nostro pulmino, recante le insegne del club, oltre a svolgere quotidianamente la sua funzione di solidarietà, viene inquadrato costantemente nei servizi televisivi sul fenomeno migratorio provenienti da Lampedusa, con la massima visibilità per il Rotary stesso.
Alle medesime idealità si è ispirato il nostro progetto sul territorio, avente ad oggetto il restauro del sarcofago romano custodito nel Museo Nazionale delle Terme di Diocleziano, raffigurante il mito di Selene ed Endimione, uno dei più antichi e diffusi dell’area del Mediterraneo. In un momento storico in cui, in talune parti del mondo, le vestigia del passato vengono intenzionalmente distrutte e nel nostro Paese difettano i fondi per mantenere aperti i siti archeologici e musei di capitale importanza, il nostro progetto, realizzato anche in questo caso in collaborazione con una primaria istituzione pubblica, ha assunto una valenza culturale e civile profonda. Il sarcofago, grazie al nostro intervento, è stato collocato in uno degli spazi più importanti del Museo Nazionale delle Terme (l’Aula X) e restituito alla pubblica fruizione.
L’idea del Mediterraneo, più in generale, ha costituito il sottile filo rosso che ha legato gli eventi più significativi dell’anno rotariano. Essa ha ispirato l’incontro con il Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma, il Prof. Riccardo Di Segni, e determinato la scelta dei luoghi che abbiamo visitato (su Ischia venne fondata la prima colonia greca in Italia, Pitechusa; Villa Adriana è stata concepita quale sintesi dei luoghi e delle culture del Mediterraneo, essendo stati in essa riprodotti i monumenti che maggiormente avevano suggestionato Adriano nel suo incessante peregrinare attraverso le Province dell’Impero) e dei temi di talune tra le conferenze di maggiore respiro (l’immigrazione clandestina, San Francesco).
Soprattutto quest’idea ha mosso la nostra visita a Papa Francesco, giacché, indipendentemente dalle personali convinzioni religiose, il cristianesimo costituisce uno dei formanti della cultura occidentale e il portato più duraturo ed ancora attuale della Roma imperiale. Sentire risuonare il nome del nostro club in Piazza San Pietro, in un contesto universale, tra le rappresentanze dei pellegrini provenienti da ogni parte dell’Orbe, ha costituito uno dei momenti più emozionanti dell’anno rotariano e, a mio avviso, uno dei più significativi della storia del nostro club.
All’idea del Mediterraneo ci siamo riallacciati anche ricordando, in occasioni particolarmente incisive, coloro che la promossero e la condivisero, nella consapevolezza che le nobili idealità del passato, su cui il nostro club è germogliato, costituiscono il migliore viatico per il nostro futuro.
Mi piace, infine, ricordare che nel corso di quest’anno è stato rifondato il nostro sito istituzionale, che possiamo dire con orgoglio essere allo stato uno dei migliori e più aggiornati del Distretto, divenuto un effettivo strumento d’informazione per i soci e d’immagine per il club. Inoltre è stato approvato il nuovo Regolamento del club, che entrerà in vigore dal 1° luglio 2015 ed introduce significative modifiche nell’assetto organizzativo della nostra istituzione. Abbiamo instaurato relazioni privilegiate con due club storici del Distretto, l’Appia Antica ed il Roma Nord, due nuovi soci sono entrati nel club ed ulteriore impulso hanno avuto i rapporti con il nostro Rotaract, brillantemente guidato da Paolo Bianchi.
Last but not least, i conti sono in ordine. Quanto è entrato è uscito e al nuovo presidente verrà consegnato intatto il tesoretto rinvenuto all’inizio dell’anno rotariano. Con una punta d’orgoglio rilevo che, a consuntivo, la posta “Progetti” si è notevolmente incrementata.


II


Vengo alle mie personalissime considerazioni, che ho maturato nel corso dell’anno di presidenza, che mi pare utile condividere con voi e riassumo in sei punti.
1.- La responsabilità del presidente
Al passaggio della campana, ricordo che indossai il Collare del club e con il mio consueto disincanto, che mi deriva dalle origini meridionali e dalle mie tradizioni familiari, mi limitai a ringraziare, dicendo che non intendevo in alcun modo rubare la scena a Nicola, che quella sera festeggiavamo, rinviando alla mia programmatica.
Mi sono quindi tolto il collare e l’ho tenuto in mano. In quel momento ho percepito una sensazione potente. Con le dita ho scorso i nomi di tutti coloro che mi avevano preceduto e nel cui solco mi collocavo (Giuseppe Murè, Giuseppe Spadea, Duilio Massa, Gianluca Fonsi, Domenico Damiani, Lauretta Testa, Mario Marcellini, Gianluca Trequattrini, Orazio Ciarlo, Gianluca Vanin, Marco Degli Abbati, Paolo Assumma, Nicola Roselli) e ho capito che quel Collare, un oggetto importante, lo dovevo onorare. In altri termini mi è stata improvvisamente chiara la responsabilità del presidente: la mia azione doveva tenere alto il nome del Rotary Club Roma Mediterraneo, come avevano fatto coloro che mi avevano preceduto. Ora, come allora, un brivido mi pervade.
2.- Il senso dell’azione
All’inizio, ricordo, mi pareva di fare tutto da solo e cercavo un senso alla mia azione, che non riuscivo a rinvenire. Perché tanto sforzo, mettere in gioco le mie relazioni, sacrificare il tempo? Gianluca Fonsi mi disse di avere pazienza e – come sempre - aveva ragione. Un po’ per volta, tutto il club ha iniziato a ideare, promuovere, condividere, partecipare attivamente. Ho, dunque, trovato il senso della mia azione nell’amicizia verso i soci del club, ossia nella gioia di fare Rotary insieme agli amici. Un valore alto che giustificava il mio impegno e m’appagava.
Ed in effetti, il presidente si avvilisce e si sente perduto soltanto in un caso: quando ha la sensazione che gli amici non lo seguono negli eventi in cui crede. Ma questa orribile percezione per me è durata sempre pochissimo, lo spazio di qualche ora, perché poi il sostegno, nell’alternarsi dei contributi, è sempre sopravvenuto, talvolta in forme imprevedibili.
Pressoché tutti i soci, ciascuno a modo suo, mi hanno aiutato e mi sono stati vicini con affetto in quest’anno rotariano, alleggerendo significativamente il mio impegno.
Non dimenticherò mai, ad esempio, l’inaspettata telefonata di Ernesto, presidente della commissione R.F., con cui mi veniva proposta l’organizzazione di una serata di degustazione di vini, insieme a Vincenzo, Luigi e Lauretta, per la raccolta di fondi in favore della nostra fondazione internazionale, uno degli eventi di maggiore successo dell’anno rotariano.
Quella sera, come in molte altre occasioni (la serata degli Auguri ed i tornei di burraco, la cena con delitto, la gita a Villa Adriana), sono stato letteralmente ospite del club, giacché tutto era stato premurosamente e mirabilmente organizzato da taluni dei soci, con affetto ed entusiasmo,  e mi sono limitato a godermi la serata nella massima serenità.
Non ho, invece, trovato un valido stimolo a coltivare i rapporti con il Distretto. Questo è stato certamente un mio limite e Mauro, sono sicuro, saprà fare di meglio.
3.- La fortuna del presidente
Sono stato un presidente fortunato. La buona stella del Rotary non mi ha mai abbandonato e tutto è andato sempre per il verso migliore, nonostante il cattivo auspicio, alla mia programmatica, della caduta delle bandiere sul tavolo della presidenza.
Il tempo ci ha sempre assistiti. La gita ad Ischia, programmata per ottobre inoltrato, è stata baciata dal sole, come la visita al Santo Padre e la gita a Villa Adriana. A Lampedusa siamo arrivati sani e salvi, nonostante i più infausti presagi di quei giorni (qualcuno temeva addirittura per la nostra incolumità fisica), riuscendo a fare sbarcare sull’estremo lembo d’Italia il pulmino donato dal club e, soprattutto, portando a compimento, con la nostra presenza, il progetto centrale dell’anno rotariano.
Fino all’ultimo in forse, per gli ostacoli frapposti dalla burocrazia e la patologica carenza di fondi dei Musei italiani, siamo risusciti a far collocare il sarcofago di Selene ed Endimione, di cui abbiamo finanziato il restauro, nella sala più prestigiosa e suggestiva del Museo delle Terme di Diocleziano.
4.- Il Rotary non è in crisi
Nel corso della presidenza ho maturato una convinzione. Sento dire da anni che il Rotary è in crisi. Non è assolutamente vero, il Rotary non è affatto in crisi. Il brand del Rotary è prestigiosissimo e vola alto. Dovunque mi sono rivolto (Guardia di Finanza, Ordine di Malta, Museo dei Beni culturali, Soprintendenze, Vaticano), spendendo il nome del Rotary, ho trovato le porte spalancate.
Lampedusa, da tale punto di vista, è emblematica. Sono state le insegne del Rotary, affisse sul nostro pulmino, ad attraversare l’Italia e su Lampedusa è sbarcato il Rotary, non Arnaldo Morace Pinelli, Davide Avola, Daniele Fabi od Umberto Moruzzi. Quando, all’uscita dalla Messa domenicale di Mezzogiorno, il Parroco di Lampedusa annunciava alla Comunità, civile e militare dell’isola, il nostro arrivo, illustrando il nostro gesto, parlava sempre e soltanto del Rotary, con altissima considerazione. E nella memoria dei lampedusani, dei medici ed infermieri volontari del Cisom, delle autorità civili, religiose e militari dell’isola si è inciso il ricordo che il Rotary, in quel tragico febbraio, è sceso sull’isola apportando la sua goccia di solidarietà, per condividere un’idea di pace e fratellanza tra i popoli.
Non è facile descrivere l’entusiasmo di cui eravamo carichi in quei giorni io, Davide, Daniele ed Umberto. Posso dire soltanto che, personalmente, ho capito che fare Rotary, nel 2015, ha senso.
Allora, penso, se il Rotary non è in crisi, forse in crisi siamo noi rotariani, che non riusciamo più ad entusiasmarci, a metterci in gioco a trecentosessanta gradi dando il meglio di noi stessi, a fare veramente Rotary, attribuendo all’azione rotariana uno spazio importante nella nostra vita.
5.- L’obiettivo valore del nostro club
E’ per una combinazione di sentimento e razionalità, come ho spiegato nella mia relazione programmatica, che mi sono mosso alla Presidenza del club.
Al termine del mio anno esco rafforzato nella convinzione che il nostro è un club eccezionale, per il valore professionale e, soprattutto, umano dei soci. Siamo stati veramente bene insieme, vivendo un’amicizia profonda, coinvolgendo nella vita del club anche le persone a noi più care.
Il club è estremamente unito ed è palpabile lo sforzo di tutti per conseguire, in concreto, il bene comune. Lo abbiamo potuto toccare con mano nel corso dell’assemblea che ha approvato il nuovo regolamento e nell’instancabile lavorio che l’ha preceduta. Vi erano, su molti punti, opinioni diverse, ma tutti hanno avuto l’onestà intellettuale di partecipare al dibattito senza pregiudizi, apportando il proprio prezioso contributo e talvolta modificando le iniziali posizioni, consentendo il formarsi di una volontà condivisa, nel superiore interesse del club. Quella sera sono stato veramente orgoglioso di essere il presidente di questo club.
Considero quell’assemblea uno dei momenti più alti dell’anno rotariano ed il segno tangibile della nostra unità e compattezza. E’ vero, la storia del nostro club pone in luce l’esistenza di “anime” diverse, ma – come ho sempre potuto verificare nel corso di quest’anno – questa diversità non costituisce un limite ma un valore aggiunto, in quanto, bene indirizzata, stimola ed arricchisce il dibattito e, dunque, la crescita della nostra istituzione.
6.- La stanchezza del presidente
Da metà aprile la stanchezza in me si è manifestata sempre più intensamente. La presidenza costituisce un impegno gravoso.
Ho sentito tante volte dire che è un peccato che l’anno di presidenza, alfine, si concluda, perché proprio in quel momento il presidente ha finalmente appreso tutto ciò che è necessario apprendere ed è pronto ad offrire il meglio nell’interesse del club.
Dissento profondamente da questa opinione ed anzi a me sembra l’esatto contrario. In un anno la spinta innovativa del presidente fisiologicamente si esaurisce, le sue idee, nella migliore delle ipotesi, si sono tradotte in progetti, quello che c’era da dire è stato detto,  ed è quanto mai opportuno lasciare spazio a persone cariche di entusiasmo e nuovi propositi.
La rotazione negli incarichi è saggia e devo dire che, in tale prospettiva, il nostro club è molto fortunato: Mauro e Luigi, alla partenza, manifestano un entusiasmo che io non avevo e faranno certamente meglio di me.


III


Ed ora i ringraziamenti, che non incontrano limiti materiali e costituiscono, idealmente, le mie Paul Harris. A questo punto, però, il presidente legge.

Grazie, dunque, a coloro che hanno reso leggero il mio cammino lungo quest’anno rotariano, conferendomi autorevolezza e contribuendo in modo decisivo al successo delle iniziative che, insieme, abbiamo programmato e realizzato.

Il primo ringraziamento è, ovviamente, per i membri del mio consiglio direttivo ed, in particolare, per il mio fraterno amico d’infanzia Gianluca Fonsi. Caro Gianluca, tra i tanti doni che mi hai elargito, vi è anche quello di avermi fatto entrare nel Rotary Club Roma Mediterraneo. A te devo gli amici preziosi che qui ho trovato e la gioia di fare Rotary. In quest’anno, pure non facile, mai hai mancato di starmi vicino. Mi sono sempre sentito protetto dalla tua ombra e hai reso sicuro il mio passo. La tua saggezza, il tuo equilibrio, la tua cultura rotariana sono stati per me essenziali. Grazie Gia.

Grazie, veramente dal profondo del cuore, a Francesco Caristo, il miglior prefetto che un presidente possa auspicare accanto a sé. Nel costante servizio a favore del club ha profuso un entusiasmo impagabile e, con personalissimo stile, ha rivivificato un ruolo, elevandolo alle più nobili altezze. Sempre tutto è stato organizzato con una certosina cura dei dettagli, con eleganza, discrezione, signorilità. Ci sono persone che non sanno dire di “no”. Francesco va oltre: per spirito d’amicizia conosce solo la parola “si”. Senza di te, caro Francesco, il mio anno non sarebbe stato così leggero.

Michele e Marco li ringrazio insieme, perché la loro amicizia li ha resi inseparabili. Oltre che prestando maniacale attenzione ai conti, consapevoli del fatto che quando si amministrano i denari degli amici l’attenzione ed il rigore devono essere massimi, mi sono stati vicini in ogni momento, decretando il successo degli eventi benefici più significativi, di cui sono stati instancabili promotori insieme a Gaia e Patrizia.

Soprattutto, caro Michele, caro Marco, insieme abbiamo condiviso gioie e dolori, impegno e divertimento. La vostra amicizia – voglio dire - ha dato forza alla mia azione.

Con Daniele, Davide ed Umberto ho vissuto l’esperienza più bella di quest’anno rotariano, ossia la discesa a Lampedusa. Quando tutto era avverso, loro non hanno vacillato e hanno condotto il presidente e – con lui - il Rotary Club Roma Mediterraneo alla porta d’Europa, consentendo la realizzazione dell’ultimo lembo, assai significativo, del nostro centrale progetto. Non lo dimenticherò mai. Quando penso al vostro gesto, carissimi amici, fatico a trattenere le lacrime. Grazie.

La generosità di Franco Bonavita, il suo equilibrio, la sua intelligente concretezza colpiscono nel profondo. Caro Franco, mi sei stato vicino in ogni momento, anche quando non potevi esserci, e mi hai onorato conducendo Claudia, Massimiliano e Lucilla, insieme ai tuoi amici migliori, a tutti gli eventi più significativi dell’anno rotariano. Non vi è manifestazione d’affetto più grande. Grazie di cuore.
Un ringraziamento particolare lo devo a Paolo Assumma. Con la sua consueta discrezione e signorilità mi ha sempre consigliato nei momenti più delicati, facendomi sentire il suo sostegno. La tua esperienza, caro Paolo, la tua costante presenza, il tuo affetto sono stati per me preziosissimi.
Nicola è stato un past president ideale. Con gentilezza e garbo mi ha comunicato le sue conoscenze, attivandosi generosamente ad ogni mia richiesta. Grazie.

Anche a Mauro Covino sono sinceramente grato, per avermi costantemente stimolato a dare il meglio di me stesso.  
E grazie, ovviamente, a Mario Marcellini per quello che ha voluto dare anche in quest’anno rotariano. Molti ricorderanno la sua brillante relazione sulla fine della vita umana. Per me è stato prezioso soprattutto il suo invito a ritrovare nelle radici ideali del club il miglior stimolo per il futuro.

Come dire grazie ad Umberto Moruzzi? Al suo instancabile, generoso impegno il club deve, innanzitutto, la realizzazione e l’aggiornamento del nostro sito, la cui qualità è sotto gli occhi di tutti. Ha testimoniato, con le sue foto, ogni evento e sempre è accorso in mio aiuto, assecondando, con pazienza, il mio pessimo carattere. In sintesi, ha posto la sua elevata professionalità a diposizione del club, rivestendo un ruolo determinante in tutto quello che quest’anno abbiamo realizzato. Grazie Umberto.
Di fronte alla generosità di Davide, profusa in silenzio, non ci sono parole. Mi è sempre stato vicino giungendo, per affetto nei miei confronti, a farsi impartire una solenne benedizione. Ogni volta che l’ho chiamato è accorso. Lo associo ai momenti più belli: Ischia, Lampedusa. Caro Davide, sei un grande amico e t’ammiro profondamente.
Non è facile trovare le parole per ringraziare Mauro De Santis. La sua acuta riflessione ha stimolato tante serate, la sua amicizia le ha riscaldate. Anche lui, con grande discrezione, mi è stato costantemente vicino, contribuendo in maniera decisiva alla realizzazione degli eventi più importanti. Se mai avessi avuto bisogno di una prova del tuo speciale affetto, caro Mauro, me l’hai fornita conducendo con te Pierina nella visita di Villa Adriana.

Ringrazio Lauretta, sempre cara, decisiva per la vita del club, per me amica sincera e prodiga di consigli, ed Orazio Ciarlo, la cui elevata professionalità ha consentito di superare tanti passaggi delicati di quest’anno rotariano. Caro Orazio, ho sinceramente apprezzato il tuo attestato di stima dopo Lampedusa e la tua capacità di cercare sempre, concretamente, il bene del club.

Duilio ed Ingrid restano per me tra le persone più care. I miei primi ricordi di Rotary li associo alle loro figure, alla calda accoglienza  che mi hanno subito riservato quando ho iniziato a frequentare le austere stanze di Palazzo Barberini. Ed è stato Duilio, nelle baie di Sant’Angelo e di Procida, a narrarmi la storia del club e la genesi dell’idea del Mediterraneo.

Grazie ad Ernesto, Luigi e Vincenzo. Con la vostra presenza ed il vostro impegno avete contribuito in modo decisivo al successo degli eventi più significativi di quest’anno rotariano. Memorabile la serata di raccolta fondi per la Rotary Foundation, che avete ideato e portato avanti insieme a Lauretta. Oltre a dimostrare di cosa è capace il club, quando decide veramente d’attivarsi, a memoria non rammento una conviviale in cui tutti sono stati così bene.

Un grazie sincero a Marina Baldi. Mi ha sempre detto di sì. E’ venuta ad Ischia, è stata brillante relatrice nella serata dedicata alla fecondazione assistita, ha organizzato eventi benefici. Tutti nel club ti vogliono bene, cara Marina, ed è noto che “amor con amor si paga”. Insieme a te ringrazio anche Daniela e Angela Zifarone: entrambe hanno dimostrato di essere – oltre che splendide amiche - un valido motore del club.

Ad Angela Notarantonio un grazie speciale. Una sera in cui ero in difficoltà è accorsa e quando l’ho ringraziata mi ha risposto con un messaggio dolcissimo, che ancora conservo: Assolutamente di niente. Mi è bastata una precisazione “Ad Arnaldo farebbe molto piacere”. Mi ha poi dato una grande gioia nella serata degli auguri, quando è venuta accompagnata da Francesco.
L’affetto e la stima che nutro per Leopoldo sono noti. Grazie, caro Leopoldo, anche per la meravigliosa serata che hai dedicato al club, in cui hai saputo coinvolgerci con la tua eloquenza e ci siamo ritrovati nel ricordo di tuo padre, nostro illustre presidente.

Grazie ad Adolfo Vanin, per avermi dato fiducia, e a Gianluca, per essermi stato sempre vicino con il consueto affetto. La tua esperienza, caro Gianluca, costituisce una risorsa preziosa per il club e la passeggiata nella Roma barocca, con Federica, Tommasina e papà, rimane uno dei ricordi per me più suggestivi dell’anno rotariano.

Ringrazio Gianluca Trequattrini, costante punto di riferimento del club, Nicola Manuti, discreto quanto generoso, Giuseppe Berardone che, pur “in sonno”, non ha mai perso occasione per manifestarmi la sua amicizia, rendendosi anche disponibile per le nostre attività di service, Carlo Luzzi Conti, sempre gentile e disponibile, Carlo Parascani, che ha diretto con lodevole equilibrio la commissione effettivo, Alfredo Spirito, Adolfo Tana, Renato Cesaroni e Gaetano Reale, partecipi delle iniziative del club e, dunque, artefici del loro successo.

A Francesco La Gattuta uno speciale attestato di gratitudine: quest’anno ha dato al club un nuovo bebè.

Grazie anche alle nostre amate socie onorarie, Mirella Muré e Vincenza Spadea, a me molto care.

Un ringraziamento speciale va a Patrizia Cardone, amica ed Assistente del Governatore, uno dei doni più belli dell’anno di presidenza. I suoi amorevoli consigli hanno guidato saldamente il mio cammino. E grazie, per il costante sostegno, al P.D.G. Roberto Scambelluri, grande amico del club.

Con Paolo Bianchi ed i giovani del nostro Rotaract la collaborazione si è notevolmente intensificata. Grazie di cuore per il prezioso contributo che avete prestato alla vita del club.
Cosa potrebbe fare un presidente senza la generosità e la professionalità di Elena, la nostra brava segretaria? Poca cosa. Grazie cara Elena. Mi mancheranno le quotidiane telefonate nel corso delle quali abbiamo curato insieme tanti aspetti dell’attività dell’anno rotariano.

Ancora una volta grazie a coloro che ci hanno aiutato nella realizzazione dei nostri progetti. Il Gen. G.d.F. Francesco Mattana, il Col. G.d.F. Joselito Minuto, il Direttore del Cisom Dott. Mauro Casinghini, la Prof. Rosanna Friggeri, Direttore del Museo Nazionale delle Terme di Diocleziano, la Dott.ssa Giovanna Bandini, Responsabile per il Restauro della Soprintendenza, il nostro Governatore, Carlo Noto La Diega, che sin dall’inizio ha fermamente creduto nel nostro progetto su Lampedusa. Grazie anche a Vincenzo e Marianna Macedonio, che con generosità ed entusiasmo hanno messo a disposizione del club la loro magione.

Un affettuoso pensiero a Paolo Corradino e ad Alessandro Marchetti, che avrebbero voluto partecipare alle nostre attività ma non hanno potuto. Desidero esprimere loro, a nome di tutti, la nostra calda vicinanza.

Grazie, infine, alla mia famiglia, che mi ha sostenuto con gioia. Sono consapevole di averle sottratto, talvolta, tempo prezioso e ne ho qualche scrupolo.

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Esco profondamente arricchito da quest’esperienza. Tanti i sentimenti che mi confondono la mente: l’orgoglio per essere riusciti, insieme, a tenere alto il nome del club, a condurlo su Lampedusa, a mostrarlo ai cittadini del mondo che lo troveranno inciso su una targa del Museo delle Terme di Diocleziano, a farlo risuonare in Piazza San Pietro, alla presenza del Santo Padre, a lasciarne traccia nella memoria dei giovani, figli d’eroici militari e funzionari dello Stato caduti nel compimento del loro dovere, che abbiamo incontrato presso la Scuola Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri; ovvero la gioia che suscita l’amicizia che ci lega (siamo stati veramente bene insieme) o, ancora, il rasserenante fluire dei ricordi che abbiamo costruito nel corso di quest’anno.
Ma su tutti prevale, in questo momento, la malinconia del commiato. Come recitava una meravigliosa canzone degli anni Sessanta, resa celebra dall’interpretazione di Mina, “finisce qui”.
Grazie, grazie e ancora grazie

 

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